venerdì 21 luglio 2017

Terremoto di 6,7 in Grecia,

due morti a Kos. C'è stato

anche un piccolo tsunami.

Il sisma ha colpito la citta' turca di Bodrum

(l'antica Alicarnasso).




Redazione ANSA ATENE
News

Due turisti sono morti, e almeno 200 le persone sono rimaste ferite in Grecia, nel terremoto di magnitudo 6,7 che ha colpito l'isola greca di Kos, nel mar Egeo, ma anche la citta' turca di Bodrum (l'antica Alicarnasso), la costa turca meridionale e le vicine isole greche. FOTO - VIDEO. Dopo la scossa si è verificato anche un piccolo tsunami: alcuni testimoni a Kos hanno visto il mare gonfiarsi. Continuano le scosse di assestamento.
I feriti sono 120 sull'isola di Kos - di cui tre gravi, riporta il Guardian - e 70 a Bodrum. La Farnesina e l'ambasciata d'Italia ad Atene sono al lavoro da questa notte per escludere la presenza di connazionali tra le vittime del sisma. "Al momento non abbiamo ricevuto segnalazioni di connazionali feriti", ha detto all'ANSA il console italiano a Smirne, Luigi Iannuzzi.



L'epicentro del terremoto è stato localizzato a 10 chilometri a sud di Bodrum e a 16 chilometri a sud di Kos, ad una profondita' di 10 chilometri. Il terremoto è stato avvertito fino alle isole di Rodi e Creta.  La zona e' sismica e diverse scosse erano state sentite nelle passate settimane. Sono state registrate diverse scosse di assestamento, alcune di queste erano di magnitudo 4 e oltre.
Nell'isola di Kos un vecchio palazzo e' crollato, ferendo gli abitanti. Quella di Kos sembra essere l'area maggiormente colpita dal sisma. Le due vittime del terremoto sono due turisti, un turco e uno svedese, ha detto il sindaco dell'isola Giorgos Kyritsis: sono rimasti uccisi dal crollo del tetto del bar nel quale si trovavano. Persone spaventate sono uscite di casa e si sono riversate nelle strade temendo che le case potessero crollare.

"A Smirne la scossa è stata avvertita come sul resto della costa, visto che ci troviamo a poche centinaia di chilometri da Bodrum", ha raccontato il console italiano a Smirne Iannuzzi. "Invitiamo tutti i connazionali ad attenersi alle raccomandazioni delle autorità locali. I nostri recapiti d'emergenza sono attivi per chiunque ne avesse bisogno", ha aggiunto.



I turisti ospiti degli hotel sono tornati velocemente nelle stanze per recuperare gli oggetti personali ma hanno deciso di trascorrere il resto della notte all'aperto, con lenzuola e cuscini presi dalle vicine sedie a sdraio per allestire letti improvvisati, secondo la testimonianza di un giornalista della Associated Press.
Le autorità turche hanno inviato una nave da Bodrum alla vicina isola greca di Kos per evacuare circa 200 turisti turchi. Lo fa sapere il ministero degli Esteri di Ankara, spiegando di aver ricevuto una speciale autorizzazione da Atene per attraccare nel porto, che ha subito alcuni danni. Le autorità di Ankara hanno inoltre confermato che una delle due vittime accertate a Kos è di nazionalità turca, senza identificarla. Un altro turco rimasto ferito sarebbe in gravi condizioni ed è stato trasportato in ospedale ad Atene. (ANSA)

OLIVERI: I NOSTRI AMMINISTRATORI TAGLIANO TUTTE LE SPESE PRODUTTIVE. DIMENTICANO DI TAGLIARE GLI SPRECHI DI DENARO PUBBLICO.


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INCENDI: Azzerati i fondi della prevenzione. Da 10 milioni l’anno a zero in 15 anni. Galletti riferisce per 40′ e non ne parla.

di | 20 luglio 2017 
Pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it

         
Incendi, azzerati i fondi della prevenzione Da 10 milioni l’anno a zero in 15 anni Galletti riferisce per 40′ e non ne parla

Politica


Fabrizio Curcio punta il dito contro le riduzioni imposte dai governi negli ultimi anni. "Il finanziamento dello Stato per la prevenzione si è assottigliato fino a essere nullo". Galletti parla in aula ma evita l'argomento: "Siamo in emergenza, ci sarà tempo per discutere di eventuali carenze organizzative e di risorse". Sinistra Italiana ne chiede le dimissioni, mozione di sfiducia da M5S. Bonelli (Verdi): "Solo nel 2017 danni per 900 milioni, 9 miliardi negli ultimi sei anni".


Era stato direttamente Curcio, al Senato, a mettere il dito nella piaga. La legge del 2000 per le attività di prevenzione e lotta agli incendi boschivi finanziava le regioni con 20 miliardi di vecchie lire l’anno per il triennio successivo, ovvero l’equivalente di 10,3 milioni di euro l’anno. Stabiliva poi che a decorrere dal 2003  si sarebbe proceduto con “stanziamento determinato dalla legge finanziaria”. Ed è qui che si è esercitata la politica dei tagli e delle riorganizzazioni funzionali – su tutte quella della Forestale inglobata in altri corpi di polizia dal governo Renzi – che a distanza di anni presenta il conto, non certo a fronte di uno scampato pericolo. : “Dal primo gennaio – ha riferito Curcio – abbiamo dovuto affrontare 955 richieste di intervento della flotta nazionale per lo spegnimento di incendi. Un record assoluto degli ultimi 10 anni”.
Ma quanti fondi, rimessi in  questo modo alla discrezionalità di scelte politiche, sono stati stati stanziati per impedirlo? Ancora nel 2008 erano stati stanziati 8 milioni di euro.  Nel 2011, l’anno del terrore di un default per l’Italia e della staffetta Berlusconi-Monti, calano a 5 milioni per poi essere quasi azzerati del tutto in sede di conferenza permanente Stato-Regioni. Nel 2015, ad esempio, il fondo è stato ridotto a 1,2 milioni. “Si può dire che lo Stato insieme alle Regioni hanno chiuso i rubinetti alla prevenzione”, dicono alla Protezione Civile. L’effetto è davanti agli occhi di tutti, scorre nei titoli dei tg e sulle prime pagine dei quotidiani da settimane: “Emergenza”. “E’ chiaro – è il ragionamento degli uomini di Curcio – che se togli i fondi per fare prevenzione e controllo e deleghi la materia alle regioni  non puoi più garantire la sicurezza delle aree boschive. Basta tagliare gli organici che non si pattugliano più le zone a rischio, non si fanno le vie di fuga. E quando un incendio divampa il danno è ingentissimo, se doloso è anche per la mancanza di deterrenti incoraggia i criminali”. Ma la politica fa l’esatto contrario.
GALLETTI PARLA PER 40 MINUTI MA EVITA L’ARGOMENTO.

Negli ultimi tre anni il ministro dell’Ambiente è stato Gian Luca Galletti, nominato da Renzi e confermato da Gentiloni che – non a caso ma su richieste di varie forze politiche, tra cui Mdp – oggi ha letto un’informativa in aula alla Camera sugli incendi e le azioni di contenimento. Galletti ha spiegato che sono stati impegnati tutti gli uomini e mezzi disponibili, caldeggiato l’emendamento alla legge di Bilancio del Senato per la confisca dei terreni incendiati in caso l’autore sia il proprietario l’istruttoria tecnica “per l’eventuale delibera del Consiglio dei Ministri dello stato di emergenza in relazione alle esigenze operative conseguenti all’impiego eccezionale della flotta aerea dello Stato nei giorni scorsi”. Ma nei suoi 40 minuti di intervento si è tenuto alla larga sul tema dei fondi per la prevenzione azzerati. “Ci sarà tempo per discutere e verificare eventuali carenze e difficoltà operative: oggi siamo tutti impegnati per l’emergenza a fianco degli operatori e delle comunità colpite dai criminali piromani”.

LE REAZIONI: CRITICHE E RICHIESTE DI DIMISSIONI.

“Galletti non ha fatto alcuna analisi sulle criticità e responsabilità che hanno portato alla distruzione di 50mila ettari di bosco, nulla sulle risorse da garantire per evitare l’emergenza che ha vede soli i sindaci lasciati alla propria improvvisazione”, accusa il deputato Paolo Russo (FI) replicando all”intervento del ministro. “Concepire lo Stato come una pesa e non come una leva di sviluppo e tutela del territorio è stato un errore politico che ora paghiamo a caro prezzo”, rimarca Arturo Scotto di Mdp. “Sento Renzi parlare di una Maastricht 3.0 che permetta di liberare un punto di Pil dal tetto del Patto di stabilità. Ecco, si mettano quei 16 miliardi di euro in un piano straordinario quinquennale per la prevenzione e messa in sicurezza del territorio. Subito, nella prossima Legge di stabilità”. “Non si è assunto alcuna responsabilità ministro”, attacca Serena Pellegrino (SI) che chiede addirittura le dimissioni del ministro: “Mezza Italia brucia, avete tagliato le risorse della 353 per la prevenzione. Questa situazione certifica il fallimento delle vostre politiche in continuità con quelle dei precedenti governi che hanno dissipato in modo scellerato il patrimonio di competenze in campo alla Forestale e le risorse a difesa del suolo. La miopia delle vostre scelte è sotto gli occhi di tutti”.

IL COSTO DEI “RISPARMI”.

Proprio i numeri, del resto, rivelano il reale costo dei supposti “risparmi” ottenuti negli anni prosciugando anche i fondi della prevenzione incendi. “Parliamo di 900 milioni di danni da incendi solo quest’anno, 9 miliardi negli ultimi sei”, scandisce Angelo Bonelli, presidente dei Verdi. Il costoso azzardo del ceto politico ha un contrappasso paradossale: mentre divampano le polemiche si candida a far luce sugli incendi il Senato con la sua “indagine conoscitiva” in commissione Ambiente. Sapendo che il piromane è da stanare chissà dove, ma la politica incendiaria abita proprio nel Palazzo.-

Cala il gelo tra Renzi e

il Colle. E Gentiloni

è sempre più saldo.

Mattarella difende l'esecutivo dagli assalti del segretario Pd. Che poi rilancia: «Futuro premier? Sarà il capo del partito».

Roma - Sergio Mattarella e Matteo Renzi entrano in rotta di collisione. In Italia, la colonnina di mercurio sfiora i 40 gradi ma tra il capo dello Stato e il segretario del Pd cala il grande freddo.




Il rottamatore fiorentino rimette nel mirino il Quirinale, lanciando segnali di guerra.

Dal quartier generale renziano trapela una forte irritazione per la scialuppa di salvataggio lanciata sullo ius soli da Mattarella a Gentiloni. È solo l'ultimo, in ordine di tempo, pugno sui denti che Renzi incassa dal Colle. E il timore di dover ingoiare, anche nella prossima legislatura, bocconi amari ha spinto Renzi a lanciare, in occasione della presentazione del libro Avanti a Milano, una frecciatina al capo dello Stato: «Il prossimo premier dovrebbe essere il capo del primo partito ma a livello personale vivo questo tempo come un grande dono: a 41 anni devo solo dire grazie per quel che ho potuto fare. Non vivo roso dal rancore e dalla voglia di tornare a Palazzo Chigi come taluni di voi scrivono: non ci ho più messo piede. Ci sta Gentiloni fino a fine legislatura, poi il prossimo premier lo decide il presidente della Repubblica, sulla base delle scelte degli italiani».

L'ex premier considera, ormai, Mattarella il responsabile del prolungamento di una legislatura che i renziani ritengono politicamente conclusa a dicembre. Il ragionamento di Renzi è chiaro: Gentiloni resiste a Palazzo Chigi solo grazie alla copertura politica del Quirinale. Con una maggioranza che si sfalda, giorno dopo giorno (ieri sono arrivate le dimissioni del ministro per gli Affari regionali Enrico Costa), le elezioni anticipate sarebbero la risposta naturale allo stallo. Non per Mattarella: il capo dello Stato protegge Gentiloni dagli attacchi, accompagnando l'esecutivo verso la scadenza naturale della legislatura. L'asse tra Palazzo Chigi e Colle regge. Anzi, si rafforza, allontanando l'ipotesi del voto anticipato. Uno scenario vissuto con irritazione e impotenza dai renziani, nonostante le dichiarazioni, ufficiali, di sostegno al lavoro del governo. Non trascorre giorno che il mantra della stabilità non venga ricordato a Renzi.

Ieri, Gentiloni, dall'Emilia Romagna, ha rinnovato il messaggio: «Davanti un passaggio cruciale per cogliere delle opportunità e dobbiamo dirci la verità: questo passaggio cruciale per essere colto ha bisogno della stabilità del quadro istituzionale ed economico. Non basta un numero migliore del Pil per cambiare le nostre condizioni di vita. C'è bisogno di tempo e stabilità. L'Italia non si può permettere in questo momento messaggi di paura, di divisione e di odio. Il governo nei prossimi mesi farà gli sforzi che sono nelle sue possibilità per tutelare questo bene comune e far sì che i primi effetti dell'economia che sta migliorando si facciano sentire nella vita reale degli italiani. Anzitutto creando lavoro», ha aggiunto il presidente del consiglio. Una altra pietra sulle ambizioni renziane di portare il Paese alle elezioni anticipate.

Il no alla fiducia sullo ius soli è stato l'ultimo rospo che Renzi ha dovuto ingoiare, grazie a Mattarella. Nello stesso giorno in cui sia Matteo Orfini che il segretario dei dem hanno provato a spingere sul provvedimento, chiedendo la fiducia, il presidente del Consiglio Gentiloni ha annunciato lo slittamento in autunno dell'approvazione dello ius soli. La mossa del premier è stata accolta con sollievo da Mattarella che vuole portare a termine la missione di assicurare stabilità all'esecutivo.

Stabilità che renziani provano a mettere a rischio in ogni passaggio parlamentare. -


giovedì 20 luglio 2017

Migranti,

l'Austria ad Alfano: "Vanno

bloccati a Lampedusa".

Toni duri nel faccia a faccia tra il ministro degli esteri austriaco e Alfano: "Basta coi trasferimenti sulla terraferma".

Pubblicato da www.ilgiornale.it

Sulla questione migranti l'Austria continua a tirare dritto e a mostrare i muscoli.




Dopo aver minacciato più volte la chiusura delle frontiere, ora rincara la dose. "Pretendiamo che venga interrotto il traghettamento di migranti illegali dalle isole italiane, come Lampedusa, verso la terraferma", ha tuonato il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz dopo un incontro a Vienna con il suo omologo italiano Angelino Alfano.
"Se l'Italia dovesse continuare con i tempestivi trasferimenti sulla terraferma, da dove i migranti proseguono verso nord, non aumenterà solo il sovraccarico in Europa centrale, ma continueranno anche gli annegamenti. Il salvataggio in mare non deve essere un ticket per l'Europa centrale", ha aggiunto Kurz. Che poi è tornato a minacciare di chiudere il Brennero.

Il ministro ha apprezzato il progetto di Minniti riguardante un codice di condotta per le Ong, ma ha anche spiegato che Austria e Italia non hanno ancora "la stessa posizione".
"Fino a quando non abbiamo dei centri (di accoglienza, ndr) nei Paesi africani di origine e transito dove potremmo mandarli indietro - aveva detto Kurz a margine del consiglio Affari esteri di a Bruxelles di tre giorni fa - dobbiamo fermare questa gente alla frontiera esterna europea invece di mandarla verso l'Europa centrale". Questo, nei piani del governo austriaco, significa "smettere di traghettare i migranti illegali tra le isole e la terraferma italiana". La stessa soluzione era stata adottata con la Grecia nell'ambito dell'accordo tra l'Unione europea e la Turchia per fermare il flusso di rifugiati dello scorso anno. Dal 20 marzo del 2016, tutti i migranti che sbarcano sulle isole dell'Egeo vengono trattenuti sul posto per le verifiche sul diritto di asilo e non possono essere trasferiti sulla terraferma in Grecia.
In serata è arrivata la risposta di Alfano: "Dichiarazioni di Kurz? Sue idee per la campagna elettorale austriaca... Gliel'ho detto chiaramente". -

Così la crisi migratoria

cambia volto all'Italia

e all'Europa.

Il rapporto: "Tra cinquant'anni gli immigrati di prima e seconda generazione potrebbero rappresentare il 41% della popolazione italiana". Così il boom demografico del Continente Nero cambia la nostra società.

Non solo guerre e conflitti. Alla base dell’attuale crisi migratoria ci sarebbe l’esplosione demografica del Continente Nero, destinata a cambiare radicalmente il volto dell’Europa e del nostro Paese.



È quanto emerge da un rapporto pubblicato dal Centro Studi Machiavelli , che si intitola "Come l'immigrazione sta cambiando la demografia italiana", secondo il quale, nel 2065 la popolazione immigrata, in Italia, potrebbe arrivare a rappresentare oltre il 40% della popolazione totale.

L’esplosione demografica africana alla base della crisi migratoria.

L’analisi spiega, infatti, numeri alla mano, come la popolazione europea stia progressivamente diminuendo. Se nel 1950 il Vecchio Continente ospitava il 21% della popolazione mondiale, oggi questa percentuale è crollata al 9,8%, e si stima che nel 2050 solo il 7,3% della popolazione mondiale sarà europea. Nel 2050 diminuirà anche la quota di popolazione di Asia e Nord America. Un trend radicalmente opposto si registra, invece, in Africa, dove si stima che si troverà il 40% della popolazione mondiale alla fine di questo secolo. La popolazione africana, inoltre, è più giovane di quella europea, con un’età media di 19 anni nel 2015, mentre il Vecchio Continente è vecchio di nome e di fatto, con un’età media che sale a 41,6. È negli ultimi anni, inoltre, secondo il rapporto, che si registra il massimo gap sul numero di figli per donna tra Europa e Africa. Insomma, la popolazione africana è in costante aumento. Per contro, però, resta più povera rispetto a quella degli altri continenti. Il Pil pro capite negli Stati africani, infatti, nonostante i progressi in campo economico, non cresce in termini relativi e resta molto al di sotto degli standard occidentali. Un africano guadagna in media, un ventesimo di quello che guadagna un europeo e un quarantesimo dello stipendio medio di un cittadino nordamericano. Così in molti scelgono la strada dell’emigrazione che, continua il rapporto, solo nel 14% dei casi è legata a situazioni di conflitto nei Paesi d’origine. Emigrazione che nel 1960 era per il 77,1% interafricana ma che progressivamente si è spostata al di fuori del continente, con l’Europa a rappresentare la meta principale.

Il boom degli immigrati africani in Italia

"L'aumento esponenziale dell'immigrazione dall'Africa, che coinvolge spesso nazionalità non provenienti da zone di conflitto, è da mettersi in relazione con la non meno rapida crescita demografica", spiega a ilGiornale.it Daniele Scalea, analista del Centro Studi Machiavelli, che ha curato il report. Lo scorso anno i richiedenti asilo africani in Italia rappresentavano il 71,6% sul totale dei rifugiati, ma pochissimi di loro provenivano da Paesi in guerra, come la Libia. Il 62% del totale dei richiedenti asilo nel nostro Paese proviene, piuttosto, da Stati come Nigeria, Gambia, Senegal, Eritrea, Costa d’Avorio, Mali, Guinea e Ghana, dove la popolazione cresce a ritmi serrati. I nigeriani, ad esempio, che da soli rappresentano il 22% sul totale dei richiedenti asilo in Italia, arrivano da un Paese dove, secondo le stime delle Nazioni Unite, i 182 milioni di abitanti attuali potrebbero arrivare a 800 milioni già entro il 2100.

Così l’immigrazione cambia volto al nostro Paese.

L’ondata migratoria proveniente dall’Africa, quindi, secondo il rapporto potrebbe cambiare radicalmente la nostra società nel giro di un cinquantennio. Lo scenario immaginato in una recente pubblicazione dell’Istat prevede, infatti, che da qui al 2065 possano arrivare in Italia 14,4 milioni di stranieri, “che produrranno 2,5 milioni di figli addizionali nel medesimo lasso di tempo”. A questi 16,9 milioni di futuri immigrati il rapporto aggiunge, calcolandone le presumibili dimensioni in prospettiva temporale, il numero degli stranieri già presenti sul territorio nazionale e di quelli naturalizzati. Si arriva così ad un totale di 22,3 milioni di persone che nel 2065 potrebbero comporre la comunità di immigrati di prima e seconda generazione nel nostro Paese e che rappresenteranno il 41,6% degli abitanti "su un totale previsto della popolazione italiana pari a 53,7 milioni". "In base alle proiezioni, è ragionevole ipotizzare che nei Paesi dell'Europa Occidentale le etnie indigene perderanno la maggioranza assoluta, in molti casi già prima della fine di questo secolo", afferma l’analista sentito da ilGiornale.it. Il quadro delineato dal rapporto per l’Italia, infatti, è simile anche nel resto d’Europa. Uno studio dell’università di Oxford ha evidenziato come nel 2056 il complesso delle etnie non britanniche, che nel 2006 rappresentavano il 13% della popolazione, arriverà al 43%. Nel 2056, secondo la stessa ricerca citata nel rapporto, la metà dei minori sarà di origine non britannica e nel 2065 i britannici potrebbero non essere più la maggioranza assoluta nel Regno Unito. In Germania il 36% dei bambini sotto i cinque anni oggi è figlio di immigrati mentre in Francia, dove dal 1978 è proibito per legge compilare statistiche demografiche riguardanti l’etnia e la religione dei cittadini, alcuni demografi stimano che il numero degli immigrati di prima e seconda generazione sia già superiore al 20% della popolazione. Le migrazioni di massa, insomma, complice il crollo della natalità in Europa, sembrano destinate a cambiare faccia alle nostre società in meno di una generazione. -

Migranti,

l'Austria chiede di bloccare i

trasferimenti da Lampedusa

Il ministro degli esteri austriaco Kurz al suo omologo italiano Alfano: 'L'Austria chiuderà il Brennero, se l'Italia dovesse applicare il lasciapassare'.




Kurz ha messo in guardia da "un sovraccarico dell'Europa centrale". Secondo Kurz, "il salvataggio in mare non deve essere un ticket per l'Europa centrale". Kurz ha sottolineato che per il momento la cooperazione con l'Italia sta funzionando, "ma se l'Italia dovesse applicare il lasciapassare verso nord, metteremo in sicurezza i nostri confini". Il ministro ha lodato il progetto un codice di condotta per Ong.
"Le dichiarazioni di Kurz? Le sue sono idee per la campagna elettorale austriaca... Gliel'ho detto chiaramente", replica il ministro degli Esteri Angelino Alfano.
"Una dichiarazione del genere me la sarei aspettata da un naziskin, non certo da un rappresentante delle istituzioni di un Paese della Comunità Europea. Evidentemente Kurz non sa neppure quanto è grande Lampedusa, e dimentica che nella nostra isola vivono seimila persone che si sentono europee", replica il sindaco di Lampedusa, Totò Martello.
"Il ministro degli Esteri austriaco Kurz vuole trasformare Lampedusa in un campo di internamento per migranti. Questa non è l'Europa per cui ci battiamo": così su Twitter il capogruppo socialista al Parlamento europeo, Gianni Pittella. (ANSA)

Migranti,

l’Austria all’Italia:

“Interrompete il

trasferimento da

Lampedusa alla terraferma”

di | 20 luglio 2017 
Pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it

         
Migranti, l’Austria all’Italia: “Interrompete il trasferimento da Lampedusa alla terraferma”

Mondo

Il ministro degli esteri austriaco Kurz torna a minacciare la chiusura del Brennero se l’Italia "dovesse continuare con i tempestivi trasferimenti" di persone che poi "proseguono verso nord". Il sindaco di Lampedusa: "Parole da naziskin".

Nel faccia a faccia avuto dopo, Kurz ha messo in guardia da “un sovraccarico dell’Europa centrale” specificando che “se l’Italia dovesse continuare con i tempestivi trasferimenti sulla terraferma, da dove i migranti proseguono verso nord, non aumenterà solo il sovraccarico per il continente ma continueranno anche gli annegamenti”. Secondo il ministro degli Esteri, probabile candidato dei popolari alle prossime elezioni austriache, “il salvataggio in mare non deve essere un ticket per l’Europa centrale”. Ha poi lodato il progetto un codice di condotta per le Ong, sottolineando che per il momento la cooperazione con l’Italia sta funzionando, “ma se l’Italia dovesse applicare il lasciapassare verso nord, metteremo in sicurezza i nostri confini”.

Non tarda ad arrivare la risposta del sindaco di Lampedusa che bolla con parole dure l’uscita del ministro austriaco. “Una dichiarazione del genere me la sarei aspettata da un naziskin – ha detto Totò Martello – non certo da un rappresentante delle istituzioni di un Paese della Comunità Europea. Evidentemente Kurz non sa neppure quanto è grande Lampedusa, e dimentica che nella nostra isola vivono seimila persone che si sentono europee”. E ancora: “Sarebbe opportuno che il governo italiano difendesse l’onorabilità di Lampedusa e il suo territorio visto e considerato che il signor Kurz lo vuole trasformare in un lager. Il signor Kurz vuole fare rivivere gli anni bui del suo connazionale?”.

Una chiave di interpretazione alle richieste avanzate da Vienna sta in una data: il 15 ottobre, quando l’Austria andrà alle urne. Proprio Kurz è stato eletto alla guida dei popolari di ÖVP. La sua strategia è quella di togliere consensi e ‘armi elettorali’ alla destra populista del Partito della Libertà (FPÖ), gli eredi di Jörg Haider. Una di queste è proprio la questione dei migranti e della sicurezza dei confini che permetterebbe al giovane politico di guadagnare voti a destra e farli confluire sui moderati di cui è leader. -