martedì 23 gennaio 2018

Riciclaggio, chiesto il rinvio 

a giudizio per Gianfranco 

Fini, i Tulliani e Corallo.

 

Riciclaggio, chiesto il rinvio a giudizio per Gianfranco Fini, i Tulliani e Corallo



L’inchiesta condatto dal pm Barbara Sargenti della Dda di Roma coinvolge dieci persone, tra cui anche l’ex parlamentare Amedeo Labocetta, e riguarda i profitti illeciti del "Re delle Slot" Francesco Corallo, impiegati secondo chi indaga in attività economiche e finanziarie e in acquisizioni immobiliari. Tra queste anche l'appartamento a Montecarlo di Alleanza nazionale.

 

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La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, e sua moglie Elisabetta Tulliani, con il fratello Giancarlo e il padre Sergio: rischiano tutti di finire a processo per riciclaggio. Oltre all’ex leader di An e ai membri della famiglia Tulliani, il pm Barbara Sargenti ha chiesto il processo anche per il “Re delle slot” Francesco Corallo. “La richiesta degli inquirenti era prevedibile, ribadisco la mia innocenza e confermo piena fiducia nell’operato della magistratura”, ha scritto Fini in una nota.
I fatti risalgono al 2008 e nel fascicolo si parla di un giro di riciclaggio di oltre 7 milioni di euro. A tanto ammontano, secondo gli inquirenti, i profitti illeciti accumulati da Sergio e Giancarlo Tulliani, insieme alla moglie dell’ex presidente della Camera. I Tulliani dopo aver ricevuto, attraverso le loro società offshore, enormi trasferimenti di denaro disposti da Francesco Corallo, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, avrebbero trasferito e occultato, con frazionamenti e movimentazioni ad hoc, il profitto illecito dell’associazione utilizzando conti accesi in Italia e all’estero.
Il procedimento nasce nell’ambito dell’inchiesta della Dda capitolina proprio sugli affari di Corallo che il 13 dicembre del 2016 aveva portato all’arresto dell’imprenditore e di Giancarlo Tulliani, il cognato di Fini (attualmente libero su cauzione a Dubai). Dieci le persone coinvolte nella vicenda, tra cui anche l’ex parlamentare Amedeo Labocetta. Secondo la Procura di Roma l’organizzazione di Corallo&co riciclava in tutto il mondo i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery. I soldi, oggetto di riciclaggio, una volta depurati, secondo chi indaga sarebbero stati impiegati da Francesco Corallo in attività economiche e finanziarie, in acquisizioni immobiliari, e destinati anche ai membri della famiglia Tulliani.
È negli atti dell’inchiesta che venne svelata anche la storia della casa di Montecarlo, che nel 2010 creò non pochi imbarazzi a Fini che interpellato all’epoca dal Fatto Quotidiano aveva dichiarato di essere “un coglione, ma non un corrotto”. La vicenda inizia nel 2008 quando l’immobile di boulevard Princesse Charlotte, 14, di proprietà del partito Alleanza Nazionale (lo aveva ricevuto come donazione dalla contessa Annamaria Colleoni) viene venduto alla offshore Printemps, società che – si leggeva nell’ordinanza – è “riconducibile a Giancarlo Tulliani, che ha abitato nell’appartamento in questione e ha lì trasferito la sua residenza il primo gennaio 2009.
Tulliani, del resto, risulta iscritto all’Aire-Ambasciata d’Italia Monaco, proprio dal primo gennaio 2009, con l’indirizzo “BD Princesse Charlotte 14 – Montecarlo(Principato di Monaco)”. Pochi mesi dopo, l’immobile viene nuovamente venduto, dalla Printemps alla società caraibica Timara: “Il prezzo di quest’ultima compravendita veniva fissato in 330mila euro (330mila euro e costi di 30.100), vale a dire proprio la cifra bonificata dal conto caraibico di Corallo”. Già anni fa la procura di Roma aveva indagato sul prezzo della vendita tra An e e Printemps, archiviando il fascicolo. In questa vecchia indagine c’è anche una nota dell’allora Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, indirizzata al Procuratore di Roma, “con la quale veniva trasmessa una missiva del Primo Ministro di Saint Lucia (EE) King Stephenson, datata 2010, nella quale, il Primo Ministro affermava che Tulliani Giancarlo era il titolare effettivo delle società Printemps Ltd, Timara Ltd e Jaman Directors Ltd”. La stessa lettera poi è stata ritrovata nell’ufficio di Corallo nella sede dell’Atlantis Casino, a Sint. Maarten, durante una perquisizione.
Una storia che aveva convinto il gip a firmare, lo scorso maggio, anche un provvedimento di sequestro nei confronti di Fini inquadrandolo non come vittima di una manovra ai suoi danni, ma consapevole di chi fosse Francesco Corallo “titolare di un’impresa eminentemente criminale”. Anzi: nella vicenda Fini avrebbe avuto una “centralità progettuale e decisionale”.-
    • DIETRO GLI INSULTI DEL

    • BERLUSCA.










    Di Luciano Mirone| lunedì, 22 gennaio, 2018
    pubblicato da www.linformazione.eu

    In questa Italia smemorata succede che il capo di Forza Italia – partito fondato da Marcello Dell’Utri, oggi in galera per concorso esterno in associazione mafiosa – cerchi di demonizzare quotidianamente chi non gli va a genio attraverso le televisioni e i giornali di cui è proprietario. Ogni giorno sentiamo e leggiamo frasi, parole ed epiteti offensivi contro avversari politici, magistrati e intellettuali che, in un modo o nell’altro, possono sbarrargli il passo in un’azione che definire storicamente “eversiva” non crediamo sia offensivo o inverosimile.
    Diciamo “eversiva” per prendere a prestito un termine usato dall’ex presidente della Commissione parlamentare sulla P2, Tina Anselmi, per definire la loggia massonica fondata da Licio Gelli – protagonista dell’intreccio perverso fra mafia, terrorismo di destra, servizi segreti, massoneria e istituzioni deviate, che negli ultimi quarant’anni è stato dietro a molte stragi e delitti eccellenti – di cui Silvio Berlusconi ha fatto parte.
    L’ex presidente della Commissione antimafia, Tina Anselmi.
    Sopra: Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri
    Il capo del centrodestra aspira a diventare presidente del Consiglio per la quarta volta. Quando dici “presidente del Consiglio” ti riporti a figure come De Gasperi, come Moro, come Spadolini, come lo stesso Andreotti, colluso sì, secondo i magistrati, ma che non si è mai sognato di utilizzare la Rai per denigrare chiunque.
    Un aspirante alla presidenza del Consiglio dovrebbe usare la televisione e i giornali – a maggior ragione se sono suoi – per educare l’opinione pubblica alla gentilezza e al rispetto, alla cultura e all’educazione. Invece ci ritroviamo un tizio che cerca di screditare “il nemico” di turno attraverso un micidiale persuasore occulto come il piccolo schermo, in un Paese nel quale – secondo qualificati istituti di ricerca – la metà della popolazione o è ancora analfabeta o è semi analfabeta, e quindi non possiede gli strumenti culturali per interpretare certi messaggi.
    Gli insulti che Berlusconi – e tutta la sua corte – sta intensificando nei confronti degli esponenti del M5S (movimento al quale in passato abbiamo rivolto aspre critiche), oltre a brillare per volgarità, ricordano quelli riservati alla sinistra nel 1994, quando lo stesso Cav decise di scendere in politica per sconfiggere “i comunisti” che avrebbero ridotto l’Italia peggio dell’Unione sovietica. Memorabili i comizi “a reti unificate” su Canale 5, Rete 4 e Italia1 dopo la vittoria dei Progressisti nel ’93, quando per la prima volta si votò con l’elezione diretta dei sindaci.
    Memorabili gli appelli dei più famosi personaggi dello spettacolo che lavoravano per lui, da Mike Bongiorno a Iva Zanicchi a Raimondo Vianello (tanto per citarne alcuni), che addirittura alla vigilia del voto, tra uno sketch e una canzone, lanciarono l’appello di votare per Berlusconi, “persona seria che mantiene le promesse”, specie dopo l’impegno del “milione di posti di lavoro” (una bufala alla quale, allora, tutti credettero): dunque “che si costa provarlo per cinque anni?”.
    Ma era l’”artiglieria pesante” a lanciare le bordate più micidiali. Non possiamo dimenticare il lavoro indefesso di “grandi” giornalisti e intellettuali come Vittorio Sgarbi, Giuliano Ferrara, Vittorio Feltri, Paolo Liguori, Bruno Vespa (giornalista Rai, ma votato strenuamente alla causa) ed altri che fortunatamente abbiamo rimosso dalla nostra memoria.
    Un vero e proprio plagio di massa, che ha in questi valorosi eroi della cultura italica le colonne portanti di una impresa simile a quella – per dispiegamento di forze, di mezzi e di risorse – del fascismo, violento, rozzo, volgare e razzista quanto vogliamo, ma mai apologetico – almeno secondo gli spezzoni dei documenti arrivati fino ai nostri giorni – nei confronti della mafia e del malaffare.
    Con Berlusconi, questi due concetti sono stati sdoganati alla grande: ormai è normale dire – e sentir dire – che Vittorio Mangano (il factotum mafioso dell’ex cavaliere) è “un eroe”, che Dell’Utri “è una delle persone più trasparenti e più colte al servizio del paese che io conosca”, che “la mafia non esiste”, che “i magistrati non devono processare lo Stato”, perché “sono antropologicamente disturbati “, e tante altre aberrazioni che sono penetrate e stanno penetrando nel cervello di tanta gente – specie giovane – in modo irreversibile.
    Vittorio Mangano
    La lezione del ministro della Cultura popolare nazista, Goebbels (“Se una menzogna la dici una sola volta resta una menzogna, ma se la ripeti continuamente diventa una verità”) è stata recepita in pieno, con un’opinione pubblica sempre più inebetita e assente.
    Come dimenticare gli insulti che Sgarbi rivolgeva quotidianamente a magistrati integerrimi come Giulio Saverio Borrelli e Giancarlo Caselli, che da Milano a Palermo indagavano sui legami fra mafia ed alta finanza lombarda? Come dimenticare le aberrazioni lanciate contro il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando (protagonista assieme a Piersanti e Sergio Mattarella della rivolta scoppiata all’interno della Dc, contro Lima e Andreotti, e di un tentativo di rinnovamento del partito), contro Nando dalla Chiesa, leader di un movimento d’avanguardia come Società civile, contro Antonino Caponnetto, fondatore del pool antimafia di Falcone e Borsellino?
    Orlando fu definito “mafioso” dall’intera corte del Cavaliere; dalla Chiesa insultato da Feltri con offese oltraggiose alla memoria del padre, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso da Cosa nostra il 3 settembre 1982; il giudice Caponnetto definito dallo stesso Feltri “Capo-inetto”. Ma furono i messaggi subliminali (quei messaggi “indiretti” finalizzati a penetrare nella psiche dell’opinione pubblica) ad avvelenare il clima: i servizi contro gli extracomunitari, contro i centri sociali, contro le Procure più impegnate, certe interviste volanti alla “gente”.
    Vittorio Feltri
    La storia si ripete. E bisogna chiedersi perché. Oggi come allora non fa paura chi è “dentro” il sistema (basta vedere cosa sta facendo alla Regione Sicilia il Pd di Renzi con l’elezione di Miccichè alla presidenza dell’Ars), ma chi ne è fuori ed aspira a prendere il potere attraverso libere elezioni. Ieri era la Rete di Orlando, di Caponnetto e di dalla Chiesa a far paura, oggi è il M5S. Che sarà pure formato da gente inesperta, ma rifiuta le alleanze e “rischia” di vincere le elezioni. Un metodo che se da un lato crea dei dubbi sulle dinamiche di democrazia interna del movimento, dall’altro crea terrore a un sistema basato sull’inciucio, e non solo. Non sappiamo come finirà. Diciamo ai lettori di non fidarsi dei messaggi denigratori che provengono da persone fin troppo screditate per apparire credibili. Solo questo.-
    Luciano Mirone

    L'incontro Berlusconi-

    Juncker: "Russia

    importante per l'Ue".



    Vertice con Tajani e il presidente della Commissione per parlare del futuro dell'Europa tra economia, tasse e immigrazione.






    Silvio Berlusconi ha incontrato in un vertice durato 40 minuti il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker.










    All'incontro ha partecipato anche il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani. Tanti i temi sul tavolo, dall'immigrazione alle tasse fino al rapporto tra Ue e Mosca. Juncker ha definito "eccellente" l'incontro con Berlusconi e il Cavaliere ha sottolineto come i due siano legati da una vecchia amicizia: "Abbiamo parlato di tutti quelli che sono i problemi attuali del mondo e di quello che riguarda l'Italia. L'ho messo al corrente di come funziona la preparazione delle elezioni in Italia e credo che questo gli abbia fatto molto piacere".



    L'emergenza immigrazione


    Poi Berlusconi ha aggiunto: "Abbiamo parlato dei temi importanti per noi prima tra tutti l'immigrazione. Ho constatato che da parte sua c'è la stessa volontà nostra di aiutare gli Stati africani a darsi delle economie che possano far sì che i nativi non debbano, per raggiungere il benessere, trasferirsi in Occidente. Abbiamo anche parlato del numero di guardie di frontiera che può essere aumentato, in modo che ci siano degli hotspot, anche in Italia, di guardie che vengano dagli altri paesi europei".


    Mano tesa alla Russia


    Tema centrale anche il rapporto tra Bruxelles e Mosca e le relazioni tra l'Unione europea e il presidente russo Vladimir Putin: "Abbiamo parlato dei problemi relativi alle relazioni con la Federazione Russa. Anche lui ha un ottimo rapporto con Vladimir Putin e abbiamo convenuto sull'importanza che ha per l'Europa, e anche per l'Occidente, continuare in una relazione che deve essere amichevole, come era stato nel 2002 a Pratica di Mare e come è venuta degradandosi successivamente, come è avvenuto soprattutto negli ultimi due anni".

    "Berlusconi grande statista"


    E subito dopo l'incontro ha anche parlato il capogruppo del Ppe Manfred Weber: "È una gran cosa che Silvio Berlusconi sia a Bruxelles: abbiamo le stesse idee, avere un'Europa forte e un'Italia forte". Inoltre, "non credo che ci sia alcun bisogno di riabilitazioni: Silvio Berlusconi è un grande europeo, un grande statista italiano. Ora dobbiamo vincere le elezioni, è tutto quello che dobbiamo fare".-

    lunedì 22 gennaio 2018

    Le forze dell'ordine

    "arrestano" il governo

    sul nuovo contratto.



    Contrari anche i militari: «Solo

    44 euro di incremento al mese?

    Contentino inaccettabile».






    È scontro aperto tra i Cocer e i rappresentanti delle forze di polizia e il governo sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei comparti Sicurezza e Difesa.








    «Un vergognoso contentino pre elettorale che non possiamo accettare», spiegano gli addetti del settore schierati dalla parte di militari e agenti. Anche perché la Corte costituzionale si espresse nel 2015 sulla vicenda e in tre anni solo adesso, alle porte con le elezioni, si trova il tempo di proporre di corsa una soluzione che scontenta i più.

    Oggi si terrà l'ennesimo incontro in cui le organizzazioni sindacali e le rappresentanze militari daranno battaglia per far sì che la proposta dell'esecutivo non si trasformi nella solita medaglia al petto per i partiti in vista della prossima tornata elettorale del 4 marzo.

    Contrari alla firma, oltre ai sindacati di polizia, anche i rappresentanti dei Cocer di Aeronautica, Marina e Carabinieri. È possibile che anche i sergenti dell'Esercito si schierino dalla loro parte, mentre daranno il loro assenso al nuovo contratto nazionale ufficiali e marescialli della Forza armata di terra. C'è chi dice «per paura di ripercussioni interne», visto che il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, è proprio dell'Esercito. Che succederà? Che l'amministrazione, probabilmente, darà il suo assenso alla proposta del governo, nonostante il malcontento generale. Ma fino a quel momento i militari diranno un «no» secco e importante contro una proposta di contratto che è molto distante dalle loro richieste e che, se dovesse passare, andrà sicuramente a influire sull'opinione politica di coloro che, pur indossando una divisa, restano anche cittadini con diritto di voto.

    Finora nessuna normativa è stata messa sul tavolo della trattativa, ma solo una proposta economica di aumento del 3,48 per cento degli stipendi mensili lordi, che in soldoni fanno circa 44 euro. C'è chi opta per il «pochi, maledetti ma subito», e c'è chi, come il deputato di Forza Italia, Elio Vito, fa notare che, nonostante le iniziative parlamentari per impegnare il governo su questo fronte, si sia riusciti solo «a strappare risorse stentate, mai effettivamente stanziate». «Hanno buttato 5 miliardi di euro continua - per i clandestini e continuano a riservare le briciole per chi si occupa della nostra sicurezza».

    Non si fa attendere la dichiarazione del luogotenente Antonello Ciavarelli (Cocer Marina e Guardia Costiera): «Dopo oltre 8 anni di mancato contratto le norme sono addirittura state interpretate al ribasso. Un esempio? Quando le navi sono in missione internazionale si forfettizza l'orario di lavoro riconoscendo meno di 3 euro all'ora al posto dello straordinario. Lo stesso criterio aggiunge - avviene per le motovedette della Guardia costiera. Si rischia la vita per salvarne altre per 3 euro l'ora. I colleghi chiedono dignità e riconoscimento per i sacrifici che si fanno per la Nazione. Ecco perché chiediamo di non firmare se non c'è un confronto democratico sul contratto normativo». Sulla stessa linea il maresciallo Marco Cicala (Cocer Aeronautica): «Ci sono state presentate delle tabelline con ripartizione a pioggia chiarisce - senza che si entrasse minimamente nel merito. Sono pronto al confronto, a lavorare sui temi e risolvere le tante criticità che vive il personale che rappresento, ma dico che per fare un contratto come si deve occorre il tempo, quel tempo necessario per rendere più funzionale lo strumento militare».-


    Commissione Banche, 

    i partiti in coro chiedono 

    l’istituzione della Procura 

    nazionale per i reati 

    finanziari.

     

    Commissione Banche, i partiti in coro chiedono l’istituzione della Procura nazionale per i reati finanziari



    La proposta di istituzione di un pool specializzato sulla falsariga dell'antimafia è infatti il filo rosso che lega, con i debiti distinguo, le riflessioni di Pd, Forza Italia e M5S.



    A poco più di un mese dalle urne, i partiti italiani ritrovano un’ideale unità tirando fuori dal cassetto pressoché all’unisono la tanto vecchia quanto mai nata Procura nazionale per i reati finanziari. La proposta di istituzione di un pool specializzato sulla falsariga dell’antimafia è infatti il filo rosso che lega, con i debiti distinguo, le riflessioni di Pd, Forza Italia e M5S depositate in Commissione Banche. Un’idea che in teoria dovrebbe convogliare un vasto consenso se si pensa che tra gli ultimi a proporla, la scorsa estate, ci sono stati i civatiani di Possibile. Quanto agli elettori, non va dimenticata la proposta che alle ultime politiche Confconsumatori aveva sottoposto a tutti i candidati premier ricevendo i riscontri più positivi. A parole, però, visto che nei fatti cinque anni dopo nulla è cambiato. Tanto che si è arrivati alla Commissione Banche.
    E, al di là della comunione d’intenti su ciò che riguarda la magistratura, le declinazioni del pensiero dei partiti sui mali del sistema bancario spaziano su più punti. Per un Partito Democratico colpito al cuore dai guai del credito, per esempio, è imprescindibile la necessità di una riforma della vigilanza per finalità. “Al di là di ogni valutazione di merito sui comportamenti degli esponenti delle autorità di vigilanza, il lavoro fatto da questa commissione evidenzia come gli attuali meccanismi non rappresentino il massimo dell’efficienza, tanto che gli scambi informativi tra Banca d’Italia e Consob, che pure ci sono stati, non sono stati in grado di produrre gli effetti auspicati per la effettiva tutela del risparmio”, si legge nel documento del Pd. Che ritiene “necessaria una riforma ispirata al modello per finalità o twin peaks, con l’obiettivo di produrre una maggiore cooperazione, rispetto al modello ibrido attuale che favorisce le incomprensioni”.
    Il Pd ne approfitta poi per proporre una normativa più estesa e incisiva per contrastare il fenomeno delle porte girevoli fra pubblico e privato e la definizione di benchmark realistici e non arbitrariamente bassi per il valore delle sofferenze bancarie. “Attualmente già esistono delle norme che prevedono per i dirigenti o i componenti dei consigli delle autorità di vigilanza un periodo d’incompatibilità prima di poter accettare incarichi di qualsiasi tipo presso imprese vigilate – si legge ancora -. È in ogni caso auspicabile tali norme vengano estese anche ai funzionari e agli impiegati delle stesse autorità, e che venga affrontato il problema del rapporto tra il mercato privato e le amministrazioni pubbliche, perché il conflitto d’interesse non è un tema limitabile, solamente, alla vigilanza bancaria. Riguarda per esempio il lavoro della magistratura, della guarda di finanza, delle varie autorità e agenzie in campo tributario e così via”. Quindi la chiusura del cerchio dove si sottolinea come “il contrasto ai reati finanziari richiede un personale inquirente dotato di competenze specifiche e sofisticate, così come giudici dotati di una particolare preparazione in materia. Di conseguenza non si può che andare verso la costituzione di sezioni specializzate a livello delle procure e dei tribunali distrettuali, verificando anche la possibilità di un coordinamento presso una procura Nazionale”.
    Analogamente il Movimento 5 Stelle, che arriva perfino a ipotizzare la nazionalizzazione di Banca d’Italia e Borsa Italiana, mette il dito nella piaga delle porte girevoli e chiede di istituire, nell’ambito dell’ordinamento giudiziario, una procura speciale del settore bancario e finanziario, ma anche di predisporre un codice di procedura ad hoc. E addirittura di istituire, nell’ambito di una modifica del codice di procedura civile ovvero del codice di procedura predisposto ad hoc per la procura speciale del settore bancario e finanziario, una class action che fornisca chiare ed accessibili modalità procedurali ai cittadini che vogliano unirsi in un gruppo omogeneo nei confronti di una banca che li abbia danneggiati. I pentastellati, quindi, chiedono di istituire presso ogni singola autorità di vigilanza un fondo ad hoc a cui gli esponenti degli organi di amministrazione e controllo dei soggetti vigilati dovranno versare annualmente almeno il 30 per cento dei propri compensi a titolo di garanzia per eventuali azioni di responsabilità, per ogni altro genere di risarcimento danni derivante da violazioni di carattere normativo o regolamentare ovvero per il versamento degli importi dovuti a seguito dell’applicazione di eventuali sanzioni amministrative.
    Non solo. I 5 Stelle vorrebbero anche che si prevedesse la possibilità per lo Stato di intervenire direttamente nella risoluzione delle crisi bancarie (mediante la nazionalizzazione) e di gestire i non performing loans “in house” senza una svalutazione e cessione in blocco ai vulture funds. E pure di valutare l’istituzione di una Commissione parlamentare ad hoc alla quale le singole autorità di vigilanza possano relazionare l’andamento dell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali. Per altro con l’abolizione del segreto di ufficio tra le autorità di vigilanza e la pubblica amministrazione, gli enti pubblici e gli organi giurisdizionali. Anche perché, chiedono ancora, sarebbe auspicabile di rendere pubblico ogni genere di incontro o relazione istituzionale da parte delle autorità di vigilanza con i soggetti vigilati e non. Secondo i 5 Stelle inoltre sarebbe opportuno varare una normativa che vieti la stipula di contratti derivati da parte degli enti pubblici. Per lo Stato, in alternativa al divieto totale di sottoscrizione degli strumenti finanziari derivati, si propone un potenziamento degli uffici del ministero dell’Economia e delle finanze relativi al debito pubblico ed ai connessi rischi.
    Sei, invece, i punti fissati da Forza Italia che “incorporano e contengono anche le indicazioni arrivate dai gruppi di Fratelli d’Italia e della Federazione della libertà”. In cima alla lista che trova molte analogie tra le proposte degli altri schieramenti, c’è l’istituzione di una Commissione parlamentare di vigilanza sul sistema bancario e finanziario; istituzione di una Procura nazionale per i reati economico-finanziari; istituzione di un’Agenzia di rating europea; la separazione delle banche commerciali dalle banche d’affari (o speculative); prevenzione di conflitti di interesse e del meccanismo delle “porte girevoli” e introduzione di uno “statuto speciale” per gli specialisti in titoli di Stato e potenziamento dello staff del Tesoro.
    Con la presentazione delle proposte dei gruppi parlamentari, i lavori del presidente Pier Ferdinando Casini sono arrivati oramai in dirittura d’arrivo. Una volta passate al vaglio le diverse analisi e richieste spetta infatti a Casini mettere a punto la relazione conclusiva che sarà presentata il 26 nella riunione dell’ufficio di presidenza. In quell’occasione si prenderà in esame il polso della situazione e se si capirà che il consenso è ampio o unanime il presidente convocherà l’intera commissione che a sua volta dovrà votare la relazione e ad essa apporre degli allegati proposti dai differenti gruppi. L’idea è quella di arrivare così a un voto in tempi rapidi, possibilmente entro il mese di gennaio per evitare un confronto a ridosso delle elezioni.-

    M5S: CAPOLISTA A GELA LA SORELLA DI CANCELLERI. A MESSINA VILLAROSA E D'UVA.

     

    Verso le Politiche

     

     
     

    Pubblicati i nomi dei candidati a 5stelle nei listini blindati di Camera e Senato.

     

    Lunedì, 22. Gennaio 2018 - 9:06
    pubblòicato da www.tempostretto.it


    I candidati nei Collegi Uninominali (quelli del testa a testa) si conosceranno nei prossimi giorni. Intanto, concluse tra le polemiche e le proteste degli esclusi (soprattutto quelli “eccellenti), sono stati pubblicati i nomi dei candidati nei Collegi plurinominali (i listini blindati).
    Per Messina confermati alla Camera gli uscenti Alessio Villarosa e Francesco D’Uva, che puntano al secondo mandato. Capolista a Gela è l’uscente Azzurra Cancelleri, sorella del candidato governatore Giancarlo (attuale deputato Ars).

    CAMERA COLLEGI PLURINOMINALI-listini bloccati.

    Nella Sicilia orientale

    Collegio 2 – 01  composto dagli uninominali di Messina, Barcellona Pozzo di Gotto ed Enna: il capolista è Alessio Villarosa, a seguire Angela Raffa, Francesco D'Uva e Antonella Papiro.
     Collegio Sicilia 2 – 02 collegi uninominali di  Acireale, Catania e Misterbianco: capolista è Giulia Grillo, a seguire Dario Sangrigoli, Simona Suriano, Santi Cappellani.
    Collegio Sicilia 2 – 03 formato dagli uninominali di Paternò, Ragusa, Avola e Siracusa la capolista è Marialucia Lorefice, a seguire Gianluca Rizzo, Maria Marzana e Filippo Scerba.

    Sicilia Occidentale

    Collegio Sicilia 1 – 01 formato dagli uninominali di Palermo-Capaci (Sicilia 1 – 01), Palermo centro e Palermo Sud il capolista  Adriano Varrica, a seguire Valentina Dorso, Danilo Maniscalco e Laura Cutrera.

    Collegio Sicilia 1- 02 che vede insieme gli uninominali di Trapani-Marsala , Monreale e Bagheria capolista Antonio Lombardo, a seguire Caterina Licatini, Davide Aiello e Chiara Di Benedetto.
    Sicilia 1- che vede insieme i collegi uninominali i Sciacca, Agrigento e Gela capolista è Azzurra Cancelleri, a seguire Filippo Perconti, Rosalba Cimino e Dino Terrana.

    SENATO PLURINOMINALE (Listini)

    Collegio Sicilia occidentale

    capolista Maurizio Vincenzo Santangelo, a seguire Antonella Campagna, Alberto Samonà e Cinzia Leone.

    Collegio Sicilia orientale

    capolista Michele Mario Giarrusso, a seguire Nunzia Catalfo, Cristiano Anastasi e Ornella Bertorotta.-