domenica 22 aprile 2018

Bullismo verso prof Lucca, 

bocciatura per tre.

 

Sequestrati vestiti e cellulari. 

Contestato tentato furto tablet.

 

 

Bocciatura per tre studenti coinvolti nella vicenda delle minacce al professore dell'Itc di Lucca, finite poi in rete. E' quanto ha deciso il consiglio di istituto riunitosi oggi. Per altri due studenti ha confermato la sospensione fino al 19 maggio, ammettendoli però agli scrutini.
La Polizia di stato ha effettuato delle perquisizioni nei confronti dei 6 studenti, tutti indagati. Sequestrati gli indumenti indossati dai ragazzi nei video, i loro cellulari e il casco da moto utilizzato per colpire il docente. Gli indagati dovranno rispondere anche del tentato di furto del tablet contenente i dati scolastici, che uno di loro ha provato a sottrarre al docente che si rifiutava di dargli un voto superiore al suo rendimento.
Nei prossimi giorni seguiranno gli interrogatori dei sei ragazzi. Alla fine, è stato deciso di contestare loro, oltre al reato di concorso in violenza privata e minacce, in quanto ritenuti responsabili di un'azione volta ad umiliare e dileggiare il professore, anche il tentato di furto del tablet con il registro elettronico, che uno studente ha provato a strappare dalle mani del professore. Il docente è stato ascoltato dalla polizia giudiziaria, come persona informata sui fatti, mentre gli studenti saranno interrogati nei prossimi giorni.
 Intanto su una vicenda risalente al 2016 a Velletri ma con il video postato in rete ora, la Procura di Velletri ha aperto un fascicolo per minacce e oltraggio al pubblico ufficiale. Tre in questo caso gli indagati per un atto di bullismo nei confronti di una professoressa che un ragazzo minaccia: "ti faccio sciogliere in mezzo all'acido". Secondo quanto si è appreso invece a Lucca, il preside ha tenuto a ribadire le difficoltà di questa classe, fin dai primi mesi dell'anno: ben 4 di loro erano già stati sospesi per periodi più meno lunghi. (ANSA)

sabato 21 aprile 2018

Trattativa, le reazioni – M5s: 

“Pietra tombale su 

Berlusconi”. Lui: “Assurdo 

accostare il mio nome”. 

FI: “Quereliamo”.

 

Trattativa, le reazioni – M5s: “Pietra tombale su Berlusconi”. Lui: “Assurdo accostare il mio nome”. FI: “Quereliamo”


I 5 stelle contro l'ex Cavaliere. Di Battista su Facebook: "Ora il Caimano sarà ancora più nervoso. Sistema di potere gli frana sotto i piedi". Il leader attacca: "Si tratta di una sentenza del tutto sconnessa dalla realtà". Il presidente emerito Napolitano sull'assoluzione di Mancino: "Finalmente restituita dignità".

 

Da una parte i 5 stelle la definiscono “una pietra tombale su Silvio Berlusconi“, dall’altra Forza Italia annuncia querela per il pm Nino Di Matteo. Intanto Silvio Berlusconi si difende e accusa: “Assurdo e ridicolo accostare il mio nome”. Le prime reazioni politiche alla storica sentenza sulla trattativa Stato-mafia sono arrivate dai grillini. Che, collegando i fatti di cronaca alle evoluzioni delle trattative per il governo, hanno dichiarato chiuso qualsiasi spiraglio di dialogo con Forza Italia e con il suo leader. Poi sono intervenuti gli azzurri che, in difesa del loro leader, se la sono presa con le parole del pm, accusato, secondo la loro versione, di “adombrare responsabilità del presidente Silvio Berlusconi“: “Ogni atto politico e di governo”, si legge in una nota del partito, “del presidente Berlusconi, di Forza Italia nel suo complesso, e di ogni suo singolo esponente è sempre andato nel senso di un contrasto fortissimo alla criminalità mafiosa”. Poi l’ex Cavaliere è intervenuto direttamente: “E’ assurdo e ridicolo”, ha detto, “il tentativo di accostare il mio nome alla trattativa stato mafia, non abbiamo mai ricevuto nessuna minaccia dalla mafia“. E ancora: “Si tratta di una sentenza del tutto sconnessa dalla realtà, tuttavia se fosse assunta per vero l’impianto accusatorio io sarei offeso dal reato in quanto premier dell’epoca e totalmente estraneo ai fatti. Io e il mio governo abbiamo sempre lavorato grazie all’azione delle forze dell’ordine e della magistratura per un forte contrasto di tutte le mafie”.
Chi ha parlato poi, ma dell’assoluzione di Nicola Mancino, è il presidente emerito Giorgio Napolitano. “L’assoluzione del senatore Mancino da grossolane accuse”, ha detto all’agenzia Ansa, “conferma quanto conclusivamente chiarito già dalla Corte costituzionale nel conflitto di attribuzione tra me e la procura di Palermo. Sono ben lieto che finalmente gli sia stata restituita personale serenità e solennemente riconosciuta la correttezza del suo operato”. Silenzio invece quasi totale dal fronte del Pd. L’unica a rilasciare una dichiarazione è stata la deputata Laura Garavini: “La sentenza”, ha detto, “stabilisce alcuni punti fermi, ma lascia anche ancora molti dubbi su tutto il periodo prima e dopo le stragi del 92-93”.

di Giuseppe Pipitone
 
M5s: “La sentenza cade come un macigno”. Di Maio: “Oggi muore la seconda Repubblica”
 
I 5 stelle hanno scelto di attaccare direttamente l’ex Cavaliere. “La sentenza cade come un macigno su un sistema di potere che tenta ancora di avvinghiare il Paese nei suoi tentacoli”, ha scritto su Twitter il deputato Riccardo Fraccaro. “Dell’Utri fece da tramite tra Cosa nostra e Berlusconi: politicamente è una pietra tombale sull’ex Cavaliere. Ora Salvini decida”. Poco prima era intervenuto il deputato Carlo Sibilia: “Dell’Utri è colui il quale trattava con Cosa Nostra durante il governo Berlusconi. C’è bisogno di altro per spiegare che Berlusconi è una persona che deve sparire dalla scena politica nazionale?”. Stesso tono anche per il Capo politico del Movimento Luigi Di Maio: “La trattativa Stato-mafia c’è stata”, ha scritto su Twitter. “Con le condanne di oggi muore definitivamente la Seconda Repubblica. Grazie ai magistrati di Palermo che hanno lavorato per la verità”. Il presidente M5s della Camera Roberto Fico l’ha definita “una giornata dal valore civile e morale straordinario”: “Perché quando lo Stato riapre le proprie ferite per provare a stabilire la verità, quando giunge a condannare sé stesso, allora riacquista la forza, la dignità e la fiducia dei cittadini. Fare luce sulle pagine buie della nostra storia, ci permette di sentirci Stato, ritrovarci e andare avanti come comunità”.
Poi la deputata Giulia Sarti, già in commissione Antimafia nella scorsa legislatura, ha scritto su Facebook: “Con il conforto di una sentenza emessa da giudici terzi e imparziali, oggi bisogna voltare pagina nella storia dell’Italia e abbandonare un passato fatto di accordi scellerati che hanno visto partecipi anche ambienti politici tuttora attivi nel tentativo di condizionare il clima istituzionale e nell’impedire il cambiamento rispetto a quel passato oscuro, forze che dal clima di contiguità fra apparati istituzionali e mafie hanno tratto la loro intera esistenza”. Dure le parole dell’ex deputato M5s e voce influente del Movimento Alessandro Di Battista, che nei giorni scorsi aveva definito l’ex Cavaliere “il male assoluto”: “Si dimostra una volta per tutte”, ha scritto su Facebook, “che pezzi delle Istituzioni sono scesi a patti con Cosa Nostra. Tra i soggetti contraenti del patto c’è Marcello Dell’Utri (e qualcuno ne chiedeva la scarcerazione) fondatore di Forza Italia e braccio destro di Berlusconi. Ora il Caimano sarà ancora più nervoso. Il suo sistema di potere gli sta franando sotto i piedi. Oggi, finalmente e definitivamente, finisce la Seconda Repubblica. I mie personali complimenti e tutta la mia gratitudine alla procura di Palermo”.

Forza Italia: “Querela per Nino Di Matteo”
 
All’attacco anche Forza Italia, anche se contro il pm Nino Di Matteo. “Forza Italia”, ha scritto il partito in una nota ufficiale, “respinge con sdegno ogni tentativo di accostare, contro la logica e l’evidenza, il nome di Berlusconi alla vicenda della trattativa stato-mafia. Il fatto che uno dei Pubblici Ministeri coinvolti nel processo – non a caso assiduo partecipante alle iniziative del Movimento 5 stelle – si permetta, nonostante questo, di commentare la sentenza adombrando responsabilità del Presidente Berlusconi è di una gravità senza precedenti e sarà oggetto dei necessari passi in ogni sede”. Poi continua la nota: “Sentenza che in attesa di leggere le motivazioni ci appare frutto di un evidente pregiudizio. Ogni atto politico e di governo del presidente Berlusconi, di Forza Italia nel suo complesso, e di ogni suo singolo esponente è sempre andato nel senso di un contrasto fortissimo alla criminalità mafiosa, sia sul piano dell’incremento delle pene, e dell’individuazione di nuovi strumenti giuridici per una più efficace azione antimafia, sia anche per quanto riguarda l’azione delle forze dell’ordine sotto i nostri governi noi confronti dei responsabili di reati di mafia. Il fatto che uno dei Pubblici Ministeri coinvolti nel processo – non a caso assiduo partecipante alle iniziative del Movimento Cinque Stelle – si permetta, nonostante questo, di commentare la sentenza adombrando responsabilità del Presidente Berlusconi è di una gravità senza precedenti e sarà oggetto dei necessari passi in ogni sede”.
Per Forza Italia è anche intervenuto Gianfranco Rotondi, già segretario di Rivoluzione Cristiana, che si è limitato a parlare dell’assoluzione dell’ex ministro Nicola Mancino: “Esprimo la soddisfazione mia e di Rivoluzione Cristiana per l’assoluzione di Nicola Mancino, a cui non abbiamo mai fatto mancare la solidarietà la vicinanza e la preghiera per la difficile prova a cui è stato ingiustamente sottoposto”. Vittorio Sgarbi invece, ora deputato, ha attaccato: “La condanna di Mori, Subranni, De Donno e Dell’Utri senza prove è un insulto allo stato di diritto. Il collegio giudicante ha accolto come prove i teoremi dell’accusa. Il processo ha celebrato il tentativo di ricostruire una storia che non c’è stata, in perfetta contraddizione con gli atti degli imputati. Sono certo che la corte d’appello rovescerà questa assurda sentenza che umilia chi ha combattuto la mafia e catturato Riina. I fatti non sono opinioni”.

Radicali: “Sentenza mostruosa che poggia sul nulla”
 
Critici sulla sentenza anche i Radicali. “Decisione assurda, illogica, che poggia su un nulla fatto di niente”. La corte, per i Radicali, ha accolto “la fantasiosa e fantastica ricostruzione della procura per quel che riguarda la stagione del 1992-93. L’imputato maggiore, l’ex ministro Mancino, esce di scena – ed è giusto che sia cosi, dal momento che lo si è assurdamente chiamato in causa (e si voleva con lui colpire il presidente emerito Giorgio Napolitano). Cade la ‘pista politica’, il riferimento politico; si accredita quella di settori deviati dello Stato colpevoli di connivenze con Cosa Nostra, dal momento che, evidentemente, non si ha avuto il coraggio di smontare, come si sarebbe dovuto, il fragilissimo e fantasioso castello accusatorio approntato dall’ex procuratore Antonio Ingroia e proseguito da altri suoi colleghi. Senza l’input politico, come si giustifica la evocata ‘trattativa’?”. “In buona sostanza – proseguono – che cosa si rimprovera al generale Mori e ai suoi collaboratori? Semplicemente di aver fatto il loro lavoro. Non di aver proposto e avviato una tregua con Cosa Nostra, ma di aver avviato contatti con Vito Ciancimino, per ottenere informazioni. Ma significa pur qualcosa che Mori e i suoi uomini Totò Riina l’hanno pur sempre arrestato, e dopo di lui sono stati catturati tutti gli altri grandi boss di mafia. Dunque di quale trattativa si parla, e con chi?”. -

Retroscena Concussio, 

mazzette anche a funzionari 

comunali di Mistretta?

«Cosa Nostra si presenta oggi con il volto di un consigliere del Comune di Mistretta che, oltre a fissare la tangente, impone anche assunzioni e forniture a vantaggio degli uomini e delle ditte di riferimento dell’organizzazione».

 

Sono durissime le parole con cui, parlando al Tg3, il colonnello Iacopo Mannucci Benincasa, comandante provinciale dei carabinieri di Messina, commenta l’indagine Concussio, coordinata dalla Dda di Messina e sfociata nell’emissione di 14 misure cautelari per un tentativo di estorsione sui lavori di riqualificazione e restauro delle opere del complesso artistico museale Fiumara d’Arte.

Parole che hanno fatto molto rumore sui Nebrodi ed a Misteretta in particolare dove è finito in manette il consigliere Vincenzo Tamburello, commercialista ed esponente politico dell’opposizione.

Tamburello è stato ovviamente sospeso, come prevede la procedura, ed ora si attende il suo interrogatorio nel quale potrà chiarire la sua posizione. Posizione definita, in questo momento, dalle carte dell’indagine nelle quali il consigliere è accusato di aver richiesto 35.000 per aggiustare un appalto. Soldi da destinare alla sorella dei Rampulla.

Ma nel fascicolo c’è anche dell’altro che, evidentemente, deve ancora essere chiarito.

I due imprenditori brolesi (marito e moglie) che hanno denunciato la richiesta di denaro raccontano che l’appalto per la sistemazione del parco di Fiumara d’Arte era andato ad un’altra impresa dietro al pagamento di una tangente. Cinquantamila euro che, racconta la coppia, andarono in parte alla sorella ed una parte (15.000 euro) a due dipendenti del comune di Mistretta.

Lo dicono agli inquirenti e ne parlano anche tra loro sull’auto che i Carabinieri stavano intercettando. Insomma, il sospetto che emerge dall’indagine che intorno agli appalti vi fosse un sistema in cui anche la malavita organizzata spartisse con funzionari comunali ottenendo sia denaro contante che forniture di materiali.

Per la politica, invece, l’opportunità di sistemare amici ed elettori con assunzioni pilotate.-

Conferenza Bramanti-De 

Luca. Saitta: “Siamo su 

Scherzi a Parte”.

 
 


Si fa rovente il clima delle amministrative a Messina, subito dopo l’inatteso comunicato stampa che ha annunciato l’incontro pubblico che si terrà tra Dino Bramanti, candidato per il centrodestra e l’avversario Cateno De Luca. Nessuno dei due aspiranti sindaco si è sbottonato sul contenuto della conferenza che si terrà a Palazzo dei Leoni, sabato mattina, ma si può ben intuire che probabilmente verrà annunciato il raggiungimento di un accordo, che potrebbe portare le due forze a convergere in un ipotetico ballottaggio. Le riserve verranno sciolte in conferenza stampa, quel che è certo è che le reazioni degli avversari non si sono fatte attendere.
A dire la propria, con il solito pungente acume, è stato Antonio Saitta, candidato per il Partito Democratico:
“La conferenza stampa suspense di sabato, il ‘summit’ Bramanti De Luca, è una puntata di Scherzi a Parte. E sabato scopriremo dove sono le telecamere…”.
Per ironia della sorte lo stesso giorno, a distanza di un’ora l’uno dall’altro, proprio Saitta, insieme a Maria Flavia Timbro, nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, terranno la loro conferenza stampa di ufficializzazione delle candidature. Un fuoco incrociato a distanza di meno di un chilometro. Dino Bramanti che sta conducendo la propria campagna scegliendo di evitare lo scontro verbale con le altre forze politiche, sull’incontro di domani ha avvertito di guardarsi dalle indiscrezioni giornalistiche perché spesso rischiano di travisare l’intento che sta dietro una determinata decisione.
Bramanti, si dice fautore di un nuovo modo di fare politica, più signorile, non necessariamente “scandalosa” e sicuramente, non improntata sull’offesa dell’avversario:
“Noi – scrive sulla sua pagina Facebook – abbiamo il coraggio di introdurre un cambiamento anche nello stile, nel metodo. All’inizio può essere difficile da capire e da accettare per tanti, ma è stato così per qualsiasi innovazione. In ogni campo”.
Ovviamente meno “tollerante” Cateno De Luca, che sembra essere divertito dalle aspettative che nel silenzio stampa imposto fino a sabato mattina, ha alimentato nella stampa e nell’ambiente politico diversi scenari. Appena letto il commento di Antonio Saitta, ha parlato di nervosismo dovuto alla consapevolezza di essere ormai fuori dai giochi. Certo è che se i voti di Bramanti e De Luca, dovessero convergere in un’unica coalizione, vi sarebbe la probabilità di evitare perfino il ballottaggio. I due insieme, potrebbero finire per raggiungere la soglia del 40%, in considerazione del numero di candidati. Lo scenario è più che mai instabile, vi sono troppe forze politiche in corsa e troppi possibili primo cittadino: la conseguenza potrebbe essere una “frantumazione” dell’elettorato e la conseguente dispersione di voti. A tutto questo bisogna aggiungere la sempre presente piaga dell’astensionismo che alla fine potrebbe giovare proprio a chi riuscirà a “coagulare” attorno a sé, il maggior numero di forze. Segno questo, che nonostante le buone intenzioni, alla fine per tutti, stiano a destra o a sinistra, la politica è una questione di numeri più che di idee.-

Salvini, occhio al Rolex



Non so che tipo di orologio sia uso portare Matteo Salvini, ma se per caso fosse un Rolex al suo posto prenderei qualche precauzione, viste le pericolose frequentazioni di questi giorni.






Non so che tipo di orologio sia uso portare Matteo Salvini, ma se per caso fosse un Rolex al suo posto prenderei qualche precauzione, viste le pericolose frequentazioni di questi giorni.








Ieri un amico napoletano doc, e orgoglioso di esserlo, mi ha suggerito un'interessante chiave di lettura, vagamente razzista, di quello che è accaduto in politica dal 4 marzo in poi. Dice: «Un milanese (Salvini) non può trattare con due napoletani (Di Maio e Fico) senza perdere al gioco delle tre carte».
Lo abbiamo già scritto. È evidente che Di Maio considera Salvini l'utile idiota del suo progetto per arrivare a governare pur non avendo vinto le elezioni e che il suo corteggiamento alla Lega punta prima di tutto a rompere per sempre il centrodestra, cioè l'unica forza politica in grado di contrastarlo, stante l'implosione della sinistra. Per raggiungere l'obiettivo Di Maio si comporta appunto come i truffatori del gioco delle tre carte che appaiono e scompaiono per illudere e spellare il pollo di turno.
Io non penso che Salvini sia un pollo, ma sicuramente Di Maio è un guappo che tra giochi di prestigio e inganni sta cercando di truffare i giocatori della partita politica. Chi abbocca a gente simile nella speranza di vincere il montepremi (che alla prima mano i mascalzoni ti fanno vincere per illuderti che sei tu il più bravo e che non c'è trucco né inganno) non ha scampo. In breve ti si svuota il portafoglio e alla fine te ne vai scornato lasciando in pegno il Rolex. Dico questo perché mi sembra che Salvini non abbia rinunciato definitivamente all'idea di andare al governo insieme a Di Maio e soci, che poi, guarda caso, è l'unica possibilità concreta che i Cinquestelle hanno di entrare a Palazzo Chigi. Ora, è evidente che il governo migliore non esiste e non potrà mai esistere, ma perché insistere sul peggiore dei possibili quello con Di Maio - per il centrodestra, per la Lega stessa nel caso volesse strappare e andare da sola, e quindi per il Paese tutto?
Non so, non capiamo questa indecisione. Non sarebbe bello che il calcolo di Salvini fosse: se vinco, vinco da solo, governo con Di Maio e al diavolo il centrodestra; se perdo, abbiamo perso tutti e resto leader del centrodestra, ruolo che comunque mi darà più potere rispetto a quello di segretario della Lega. I leader, a differenza dei capetti, si dimostrano tali nei momenti difficili, come ha fatto Salvini fino ad ora. Speriamo continui a farlo.-

Silvio Berlusconi:

"Il centrodestra è unito 

Nessun contatto col Pd"



Berlusconi chiude la campagna elettorale in Molise: "Coalizione unita. Salvini è la persona che deve esprimere il leader".






Silvio Berlusconi prosegue il suo tour elettorale in Molise in vista delle Regionali di domani.








Il Cavaliere lasciando il Centrum Palace di Campobasso ha parlato del centrodestra e del rebus per la formazione del nuovo governo. Il leader di Forza Italia serra i ranghi della coalizione di centrodestra e afferma: "Lo stato di salute del centrodestra? Tutto bene. Anche ieri sera ho parlato con Giorgetti e siamo sempre assolutamente convinti che dobbiamo fare un governo: il centrodestra è unito e Matteo Salvini è la persona che deve esprimere il leader".

Poi sull'apertura di ieri ad un esecutivo che possa raccogliere il voto di alcuni esponenti del Pd e di alcuni parlamentari del gruppo Misto, il Cav ha spiegato in modo chiaro la posizione di Forza Italia: "Non ho mai detto di voler fare un governo coi voti del Pd. Non c’è nessun contatto in atto con il Pd. Ho solo detto che avremo dovuto presentarci in Parlamento con il nostro programma e raccogliere i voti di tutti coloro che non ritenessero cosa buona per l’Italia e per loro andare a nuove elezioni". Dunuqe il Cav ribadisce la sua posizione suggerendo un esecutivo che possa raccogliere di fatto i voti in Aula di tutti coloro che condividono i punti del programma di centrodestra.-

Corea del Nord, Kim dice 

basta ai test nucleari: “Non 

ce n’è più bisogno”. La svolta 

prima del summit con Trump

 

Corea del Nord, Kim dice basta ai test nucleari: “Non ce n’è più bisogno”. La svolta prima del summit con Trump



L’annuncio del leader di Pyongyang arriva a sorpresa, in vista dei due incontri con il presidente sudcoreano Moon Jae-in e con quello americano. Ha parlato di una "nuova fase storica" in cui nulla sarà più come prima e ci sarà un trattato di pace che porrà formalmente fine alla guerra di Corea.

 

“La Corea del Nord non effettuerà più test nucleari e missilistici, non ce n’è più bisogno”. L’annuncio di Kim Jong-un arriva a sorpresa, in vista dei due storici summit con il presidente sudcoreano Moon Jae-in, il prossimo 27 aprile, e con il presidente americano Donald Trump nelle settimane successive. Il leader del regime di Pyongyang ha parlato di una “nuova fase storica” in cui, se tutto andrà come deve andare, nulla sarà più come prima, e finalmente ci sarà un trattato di pace che porrà formalmente fine alla guerra di Corea, sostituendo l’armistizio del 1953. Anche se non ha mancato di ricordare che “abbiamo compiuto un processo di armamento nucleare“.
Il discorso di Kim al comitato centrale del Partito dei Lavoratori segna una vera e propria svolta, significativa nella misura in cui il leader manterrà la sua promessa di unirsi al processo “di disarmo nucleare”. La minaccia di una guerra atomica che per anni il regime nordcoreano ha costantemente rivolto agli Stati Uniti e ai suoi alleati nel sudest asiatico, Corea del Sud e Giappone in prima linea, sembra essere cessata. “Non c’è più bisogno di test nucleari o di test missilistici, e chiuderemo anche il sito nucleare nel nord del Paese”, quello dove sono stati compiuti gli ultimi sei esperimenti atomici, ha promesso Kim rivolgendosi al partito e all’intero Paese.
Ora – ha proseguito il leader, secondo quanto riporta l’agenzia di stato nordcoreana Kcna – bisogna cogliere “l’opportunità storica” di un riavvicinamento con gli altri paesi e di un pieno riconoscimento della Corea del Nord da parte della comunità internazionale, concentrandosi – ha sottolineato Kim – sulla ripresa economica. La speranza, ha spiegato, è quella che presto possano essere gradualmente ritirate le sanzioni. “Questa è la nuova linea politica strategica“, ha affermato il giovane leader.
La prima reazione all’annuncio è stata quella di Donald Trump, come sempre affidata a Twitter: “Una grande notizia per il mondo intero. Grandi progressi! Non vedo l’ora di partecipare al nostro summit”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti. Prima ci sarà l’incontro tra Kim e Moon Jae-in, che intanto possono già godere della prima linea diretta della storia installata ai massimi livelli tra Corea del Nord e Corea del Sud, con una telefonata tra i leader dei due Paesi attesa nelle prossime ore o nei prossimi giorni. L’ufficio presidenziale sudcoreano ha accolto con favore l’annuncio sottolineando “progressi significativi” verso la denuclearizzazione della penisola coreana.
Gli osservatori invitano comunque alla prudenza. L’annuncio di Kim non significa che il regime di Pyongyang smantellerà il suo arsenale e il suo potenziale atomico. Tutto quello realizzato e costruito finora resta in piedi. Ma se Kim manterrà la promessa della completa denuclearizzazione, una soluzione sarà trovata al tavolo dei futuri negoziati. Nella speranza che gli impegni presi dal regime nordcoreano possano essere facilmente verificati, eventualmente dagli ispettori internazionali.-