mercoledì 16 marzo 2011

ANNIVERSARIO RAPIMENTO DI ALDO MORO

Il 16 Marzo 1978 veniva rapito l'On. Aldo Moro.
I Ragazzi del giornalino "Insieme" nel n. 2 - anno I - edito nel mese di Aprile, pag. 5, hanno pubblicato il seguente articolo:

IL RAPIMENTO DI MORO

"Com'è noto a tutti, alcuni giorni fa, è stato rapito il Presidente della D.C. Aldo Moro, e ciò che è maggiormente grave, sono state assassinate le 5 guardie del corpo che facevano da scorta all'onorevole.
Questo fatto ha lasciato tanto sgomento negli animi e tanto disorientamento in tutti i cittadini italiani.
Appresa la notizia, ci siamo premurati di sapere cosa ne pensasse la gente del nostro paese su questo misfatto che non trova precedenti nella storia italiana.
Registratore alla mano, siamo andati in giro per le strade del paese a porre la domanda: "Cosa ne pensate del rapimento di Moro?".
L'atteggiamento degli intervistati è stato vario: alcuni, quasi avessero paura, fuggivano.
Altri con titubanza e forse con curiosità hanno accettato di rispondere.
Fra questi segnaliamo principalmente il sig. Don Nino proprietario di un negozio, Pietro e Pasqualino, le Guardie municipali, il sig. Genovese, il sig. Coppolino, Giuseppe Foresti, figlio del pescivendolo e tanti altri i quali sono stati concordi nell'affermare che i fatti devono essere disapprovati nella maniera più categorica, che il governo deve intervenire in maniera decisa e senza remore a stroncare atteggiamenti di questo tipo perchè sia salvaguardata la libertà dei cittadini, continuamente insidiata da simili attentati.
Gli intervistati, certamente influenzati dalla tragicità del momento e con l'animo sgomento, quasi tutti si sono mostrati propensi a sottoporre alla pena di morte i brigatisti che hanno ucciso i 5 agenti e sequestrato l'On. Moro. In particolare, si sono pronunciato frasi di questo tipo:"Cu'mazza ava a essiri 'mazzatu"!. "L'avissiru a mettiri tutti quanti o muru"!. "Ci avissuru a tagghiari a testa"!.
Sono frasi che meritano di essere prese con tutta la tragicità del loro significato perchè è chiaro ed inconcepibile che un essere umano arrivi all'assurdo di uccidere un suo simile per un qualunque motivo.
Però, considerando la risposta che bisogna dare a questi uccisori, non riteniamo essere giusto scendere alla loro stregua e a sua volta uccidere ancora.
La nostra costituzione non ammette la pena di morte (art. 27) e riteniamo che ciò sia simbolo di un traguardo che abbiamo raggiunto.
La legge dell'occhio per occhio, dente per dente è inconcepibile.
Se gli uomini comprendessero che bisogna evitare il male non perchè c'è una legge che lo vieti, ma perchè la natura stessa dell'uomo ci porta ad amare e rispettare il proprio prossimo, il mondo potrebbe essere migliore e i rapporti umani maggiormente riportati a misura d'uomo.
Solo in tal caso ogni individuo diventerà costruttore e geloso custode della società in cui dovrà vivere ispirato sempre più a quella pace e a quella concordia che tutti desideriamo".

Hanno collaborato: Antonio ADORNO - Giorgio ADORNO - Carmelo ALESSANDRO - Nato ANTONUCCIO - Gianpaolo COGLITORE - Filippa FORESTI - Salvatore GENOVESE - Graziella GITTO- Nuccia GITTO - Ninetta GUIDA - Rosamaria GUIDA - Tindaro LEMBO - Biagio MAIORANA - Sebastiano SAPONE - Santina SPANO' - Don Luigi LO PRESTI.-
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Invito tutti a volere meditare sui saggi ammonimenti dei nostri maturi giovani di ieri, adulti oggi.
Non soffermiamoci alla considerazione che qualcuno di loro abbia potuto, nel corso degli anni, smarrire la via maestra. Ma sicuramente non ha rinnegato i principi morali nei quali ha creduto.
Impegniamoci invece ad analizzare ed approfondire la validità immutata dei loro ammonimenti.
Possiamo trarre insegnamento dai tragici fatti verificatisi quotidianamente ancora dopo la tragica uccisione del Presidente Moro. In tutti i settori dell'attività umana. E con un pauroso crescendo di brutalità, di egoismo e di asocialità.
Invito soprattutto i giovani a DISSOCIARSI dal comportamento di certi adulti moderni.
Ed a volere piuttosto imitari i saggi coetanei di ieri. I quali, anche attraverso le colonne dell'articolo sopra riportato, hanno indicato dei principi morali cui ispirarsi per tracciare un percorso di vita umano degno di essere percorso senza titubanze e sbandamenti.-
Antonio Amodeo

1 commento:

  1. POLITICA e CULTURA: DALLA “LINEA BARTOLETTI” alla “LINEA RUINI” e da MORO a BERLUSCONI
    FOTO: ILARIA DEL CARRETTO. Vedi:
    http://www.facebook.com/media/set/?set=a.228902670488564.62602.100001064993213&l=48437d71c1&type=1
    Quando, il 15 settembre 1958, Mons. ENRICO BARTOLETTI arrivò a Lucca quale vescovo Ausiliare aveva in mente due cose. La tomba di Ilaria del Carretto e la scritta, in greco, che si trovava sulla parete al lato della stessa tomba. Si leggeva in greco: “Tànatos, atànatos, tà loipà tnetà”, che mi spiegò voleva dire: “La morte immortale, il resto di tutte le cose, mortali”. Non essendo lui disposto a soggiacere a cose periture, per non dire effimere, da vescovo puntava tutto sulla meditazione della morte quale essenza di immortalità. Il Bartoletti, in quei mesi, intimamente si identificava con Ilaria del Carretto, morta anche lei, appunto. La prima volta che andai a trovarlo a Lucca mi disse di guardare bene la tomba poiché, oltre a lui (Ilaria), ci sarei stato anch’io. Guardai bene, in san Martino, il sacro monumento di Jacopo Della Quercia ma non riuscii mai a vedermi. La prima volta che ritornai a Lucca comunque mi domandò: “ti sei visto?” Gli risposi: “o guardato bene ma non mi sono visto da nessuna parte”, e lui zitto. Solo dopo alcuni anni dalla morte del Bartoletti, avvenuta nel 1976, riguardando la tomba riuscii a capire dove mi aveva collocato. Mi identificava nel cagnolino che si trova ai suoi piedi, non so ancora se per un sentimento di affettività verso Ilaria, oppure a sua difesa. Ultimamente, dopo la pubblicazione, nel 1994, delle due lettere di don Milani al Bartoletti (10/09/1958 e 1°/10/1958), ritengo anche a Sua difesa. Infatti esistono dei cani addestrati anche per la difesa personale. Ma tutto ciò non si sarebbe verificato se, dopo la morte di papa ALBINO LUICIANI, non si fosse passati, alla C.E.I. e in Vaticano, dalla “LINEA BARTOLETTI” per una Chiesa profetica e povera (e per Aldo Moro), alla “LINEA RUINI” per una Chiesa temuta, trionfante ed assistenzialista (e per Silvio Berlusconi), come lascia intendere anche l’Enciclopedia Wikipedia alla voce “E. Bartoletti”. Cfr. FOTO su Facebook a Giovangualberto Ceri. F.to GIOVANGUALBERTO CERI 

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