giovedì 21 settembre 2017

Il treno di Renzi parte in

ritardo e il Pd trema per

il tour politico.


Il segretario del Pd rinvia la partenza per il tour in treno e la conferenza programmatica: ufficialmente per motivi tecnici ma c'è già chi mormora che manchi la coesione politica.


Quello che è certo è che ora che l'ex premier è "solo" segretario del Pd e candidato in pectore alla presidenza del Consiglio dei ministri alle prossime elezioni politiche, il treno su cui doveva essere lanciato il "tour" antipopulismi è ancora fermo in stazione.
Inizialmente la partenza era stata annunciata per il 25 settembre: dieci settimane sui binari in tutte le province italiane per "arginare i populismi e dare speranza a milioni di persone". Poi quella data è slittata e ora i maligni insinuano che il capostazione non fischierà mai la partenza del convoglio piddì.
Dal Nazareno spiegano che ufficialmente i problemi siano organizzativi e non politici: le sezioni dem sul territorio non si sarebbero organizzate in tempo e la data della partenza dovrebbe slittare (almeno) al 3 o al 4 ottobre. Sempre per motivi tecnici slitta anche la conferenza programmatica a Napoli, spostata dal 27 al 29 ottobre. Il principale partito di maggioranza, infatti, non riesce a trovare un luogo per ospitare la tre giorni di incontri e assemblee.
Ma è tutto il tour a preoccupare il Nazareno: il rischio, si ragiona già, è quello di una sovraesposizione non necessaria e troppo in anticipo rispetto all'avvio della campagna elettorale. E il treno, per ora, resta fermo. -

Vittoria, arrestati ex sindaco

Pd e fratello: “Voto di

scambio politico-mafioso”.

di | 21 settembre 2017 
Pubblicato da www.          


Vittoria, arrestati ex sindaco Pd e fratello: “Voto di scambio politico-mafioso”

Giustizia & Impunità

La Guardia di Finanza di Catania ha eseguito sei misure di arresti domiciliari nel comune del ragusano: colpiti dal provvedimento l'ex primo cittadino Giuseppe Nicosia e il fratello Fabio, attuale consigliere comunale. Secondo l'accusa i due avrebbero ottenuto l’appoggio del clan Dominante-Carbonaro.
Voto di scambio politico-mafioso alle elezioni amministrative del 2016. E’ il capo di imputazione per il quale la Guardia di Finanza di Catania ha eseguito sei misure di arresti domiciliari nel comune di Vittoria (Ragusa). Tra le persone arrestate anche l’ex sindaco Giuseppe Nicosia, del Partito Democratico, e il fratello Fabio, attuale consigliere comunale, Giovambattista Puccio e Venerando Lauretta, entrambi già condannati per associazione mafiosa. Secondo la Procura catanese, che ha coordinato l’inchiesta, Finanzieri di Catania, i due fratelli avrebbero ottenuto l’appoggio del clan Dominante-Carbonaro.
La notizia di un’inchiesta sulle amministrative del 2016 a Vittoria, con nove indagati, si era diffusa a giugno 2016, a pochi giorni dal voto. Il fascicolo era stato aperto dall’allora procuratore aggiunto di Catania, Amedeo Bertone, oggi procuratore a Caltanissetta, e dal sostituto della Dda etnea Valentina Sincero, che avevano delegato le indagini alla Guardia di Finanza. Furono le perquisizioni eseguite dalle Fiamme gialle nei comitati elettorali di alcuni candidati del Pd a fare emergere la notizia. Il fascicolo, di cui è titolare il procuratore Carmelo Zuccaro, era scaturito dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Biagio Gravina e Rosario Avila.
Nicosia aveva commentato l’indagine parlando di “infondata accusa infamante” e di “macchina del fango”, che “si è diffusa nei gangli vitali, nei settori economici e in quelli politici della città, con il coinvolgimento di settori criminali che evidentemente non hanno gradito l’azione di legalità portata avanti con determinazione dalla mia amministrazione”. “Voglio che sia la magistratura – aggiunse – ad acclarare e a smascherare il disegno criminoso che esponenti mafiosi, evidentemente toccati dalla mia azione e dalle mie denunce contro i clan, e ispirati da chissà chi, hanno inteso macchinare”.-

Così la Germania trasforma

i rifugiati in risorsa.

“Creiamo manodopera

qualificata: quello di cui

abbiamo bisogno”.

di | 21 settembre 2017
Pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it

          
Così la Germania trasforma i rifugiati in risorsa. “Creiamo manodopera qualificata: quello di cui abbiamo bisogno”

Mondo

REPORTAGE - Viaggio a Coblenza, dove i partiti populisti europei hanno tenuto una convention contro la politica delle porte aperte voluta dalla Merkel. Dalle parole di volontari e siriani fuggiti dalla guerra, i dettagli del piano di inserimento di Berlino nel mondo del lavoro teutonico. Il fondatore di una cooperatifa sociale a ilfatto.it: "Se uno straniero faceva il falegname nel suo Paese gli viene chiesto se vuole fare l'Ausbildung (un percorso formativo di lavoro, ndr) per esercitare lo stesso mestiere qui con un'azienda. Così viene formato e si crea manodopera qualificata: quella di cui noi abbiamo bisogno".
“Eravamo certi che sarebbero arrivati i siriani, ma non sapevamo quanti sarebbero stati”. Martina Choukri, 57 anni, impiegata in un’azienda finanziaria, che nel tempo libero fa la volontaria per Social Network, un’associazione caritatevole d’ispirazione cristiana a Coblenza, in Germania, mentre parla è intenta a filmare l’esibizione di un gruppo di rifugiati durante uno degli eventi del festival estivo Rhein in Flammen (Reno in Fiamme). “Per accoglierli tutti – spiega la volontaria – il sistema tedesco ha bisogno dell’aiuto dei volontari, altrimenti non reggeremmo”. Infatti, dal 2015, anno in cui la cancelliera Angela Merkel ha scelto di aprire le porte del paese ai rifugiati, i nuovi ingressi erano stati 890mila, per la maggior parte siriani in fuga dalla guerra, secondo i dati diffusi da asylumineurope.org – piattaforma online gestita dal Consiglio europeo per i rifugiati e gli esiliati. Mentre nel 2016, i nuovi arrivi hanno toccato quota 745.545 e per la loro gestione sono “stati spesi circa venti miliardi di euro” ha detto al giornale Die Welt il vice presidente del parlamento tedesco, Johannes Singhammer.

Il viaggio verso Coblenza, situata nel Lander della Renania–Palatinato, comincia la mattina presto dalla stazione di Milano Lampugnano, salendo su un autobus di una compagnia low-cost, seguendo proprio la rotta che fanno quotidianamente molti profughi. Alla frontiera, fra Italia e Svizzera, non c’è nessun controllo. Dopo due fermate, a Basilea e Zurigo, si passa il confine con la Germania. L’autobus ferma a Friburgo, la prima città in suolo tedesco, dove solitamente i rifugiati scendono consegnandosi alle autorità. Ma questa volta non c’è la polizia ad attendere. È a Kurlsruhe che arrivano i controlli. “Preparare i passaporti e non scendere dal mezzo” annuncia l’autista tedesca. Cinque poliziotti salgono e prendono i documenti di tutti. Altri due agenti svuotano la stiva dai bagagli. Un cane li annusa e indugia su una valigia. La proprietaria della borsa viene fatta scendere e dopo dieci minuti risale sul mezzo: falso allarme. L’autobus riprende la corsa e, dopo diverse ore, arriva a Coblenza. Una volta messo piede in territorio tedesco, l’iter che devono affrontare i rifugiati è uguale per tutti ed è gestito e organizzato dallo stato. I richiedenti asilo vengono portati in un campo di prima accoglienza e a ognuno viene fissato un appuntamento con il Bundesamt für Migration und Flüchtlinge – l’Ufficio federale per l’immigrazione e i rifugiati, istituito nel 1953 – che deve decidere se concedere lo stato di asilo. Nell’attesa, viene rilasciato un documento provvisorio e si passa dal campo alle casa in condivisione con altri rifugiati e si inizia a studiare il tedesco. Se la richiesta d’asilo viene accettata il richiedente riceve un permesso di uno o tre anni. “In questo momento, stanno dando molti più permessi della durata di un anno che di tre. E’ una scelta politica per calmare i malumori nel CDU e attrarre voti da destra” spiega la Choukri, elettrice della Merkel, dicendosi certa che “dopo le elezioni politiche ricominceranno a concedere i tre anni”.
L’iter che devono affrontare i rifugiati è uguale per tutti ed è gestito e organizzato dallo stato.

Ma, intanto, a beneficiare del clima teso intorno alla questione migratoria è l’AfdAlternative fuer Deutschland, Alternativa per la Germania – che ha aumentato i consensi da quando la cancelliera Merkel, nel 2015, ha scelto di aprire i confini della Germania ai richiedenti asilo. Proprio a Coblenza, nel gennaio scorso, i leader dei partiti populisti europei si erano radunati al grido di ‘l’Europa è nostra‘. Ad alternarsi sul palco della kermesse – a cui hanno preso parte 800 persone, a fronte di 5000 manifestanti che protestavano in centro città contro il meeting – erano stati Marine Le Pen, del partito francese Fronte National, l’olandese Geert Wilders del partito anti-islamico della Libertà, l’austriaco Harald Vilimsky, segretario della formazione di estrema destra austriaca Fpoe, il leader della Lega Nord, Matteo Salvini e Frauke Petry, a capo dell’Afd. “Abbiamo accolto oltre un milione di rifugiati negli ultimi due anni e prevediamo l’arrivo di quattro milioni di persone nei prossimi due o tre, grazie ai ricongiungimenti famigliari” stima la Choukry. Un numero consistente che ha spinto il governo a correre ai ripari. Berlino ha infatti varato un piano di incentivi economici rivolto a quegli immigrati che vogliono fare ritorno ai loro paesi d’origine. Si parte da 800 euro a testa per coloro a cui la domanda d’asilo è stata rifiuta, fino a 1200 euro a chi rinuncia volontariamente alla richiesta per ottenere lo status di rifugiato. “Alcuni di loro – ha dichiarato il ministro degli interni tedesco, Thomas de Maizière – hanno poche possibilità di riuscita: meglio una partenza volontaria che la deportazione”.
Per la volontaria “la Cancelliera ha dovuto aprire le porte nel 2015 a causa della politica di confine con l’Ungheria. Lei vuole davvero aiutare ma deve anche rispondere al partito che non è pienamente compatto sulla questione dell’immigrazione” analizza la Choukry, mentre cammina in direzione della statua, alta 37 metri, dell’Imperatore Guglielmo I – che i siriani hanno ribattezzato, scherzosamente, Il Saladino –, posizionata sulla punta della penisola dove confluiscono, mischiandosi, il Reno e la Mosella. Come i due corsi d’acqua, siriani e tedeschi si mischiano nei festeggiamenti: non c’è distinzione. Ma per integrarsi nella società, sottolinea Menfre Beuth, “è importante che tutti abbiano la possibilità di lavorare e studiare”. Beuth, 65 anni, pensionato, è tornato dall’Australia nel 1998 e da tre anni è impegnato a tempo pieno nell’aiuto dei bisognosi, prima con la Caritas di Coblenza, poi fondando l’associazione Social Network – in cui oggi prestano servizio volontario circa 40 persone – che gestisce un centro polivalente. La struttura si trova a due passi da una piazzette nel centro cittadino dove si ritrovano molti rifugiati dopo aver terminato la scuola. “Lo stato paga le rette – spiega Beuth – ma i posti sono limitati. Quando hanno ottenuto una certificazione linguistica B1 o B2 intraprendono la formazione al lavoro, l’Ausbildung“, un percorso formativo al lavoro – previsto per oltre 300 professioni e obbligatorio anche per i tedeschi –, suddiviso in 8-12 ore alla settimana di studio teorico a scuola e il resto sul campo, della durata che varia fino a 3 anni in cui si percepisce circa un terzo dello stipendio.
 Per sconfiggere l’odio serve conoscenza: ogni tedesco dovrebbe aiutare un immigrato
“Per esempio, se un siriano faceva il falegname in Siria gli viene chiesto se vuole fare l’Ausbildung per esercitare lo stesso mestiere qui con un’azienda. Così viene formato e si crea manodopera qualificata: quella di cui noi abbiamo bisogno. Non ne conosco nessuno che non abbia voglia di lavorare” sottolinea Beuth mentre prepara il caffè. Il Jobcenter di Coblenza, una struttura statale presente ovunque in Germania che trova lavoro ai disoccupati e eroga i sussidi a questi, è infatti sempre affollata di richiedenti asilo. “Abbiamo due persone che aiutano a compilare i documenti per chi ha problemi con la lingua”. In tutta la città ci sono altri cinque centri di volontariato, aperti da altre associazioni di stampo cristiano, per il sostegno dei bisognosi. “La povertà rende tutti uguali” precisa Beuth. “Una sera abbiamo messo un siriano a cucinare per dei tedeschi bisognosi. Questi storcevano il naso, diffidenti verso gli immigrati. Quando hanno assaggiato il mangiare e hanno parlato con il cuoco sono diventati tutti amici. Per sconfiggere l’odio serve conoscenza: ogni tedesco dovrebbe aiutare un immigrato”.
Il centro aperto dal Social Network suddivide la settimana in diverse attività tutte autogestite. La domenica la messa per i cristiani arabi; un mercatino di abiti usati; al secondo piano, invece, sono ospitate alcune donne sole. E mercoledì lezioni di tedesco a 20-30 persone che cambiamo continuamente. “Diamo loro caffè, un pezzo di torta e facciamo conversazione in tedesco: trasformiamo la sala in una caffetteria. Per questo all’attività del mercoledì abbiamo dato il nome di Cafè Jedermann – caffè di chiunque”. Infatti il telefono di Menfred Beuth continua a squillare: è diventato un punto di riferimento per tutti. “Qui proviamo anche a curare le ferite invisibili della guerra” dice. “Abbiamo due psicologi, uno parla persiano l’altro arabo. Una volta è venuto da noi un uomo di 30 anni, proveniente da Aleppo: aveva tutti i capelli bianchi a causa dei traumi che aveva vissuto. L’ho mandato dallo psicologo, con difficoltà perché è ancora un tabù per molti”. E precisa, “se uno dice di andare dallo psicologo gli dicono che è majnun – pazzo. Anche qui in Germania 40 anni fa era così”. Però – evidenzia Beuth – “siamo impressionati dal fatto che la maggior parte di loro si comporti bene nonostante quello che portano dentro”.
Un bambino dice alla madre: “L’Italia è bella, andiamo al mare”. Lei risponde: “Sì, l’Italia è bella ma non c’è lavoro. Qui sì”
Uno choc ben evidente nei racconti di Mohamed, 28 anni, che condivide una casa con altri due rifugiati provenienti dalla sua stessa città in Siria, Afrin. Abitano in una zona tranquilla della periferia di Coblenza. La loro palazzina è come tutte le altre: due piani, abitata anche da tedeschi che percepiscono i sussidi dallo stato. “Ho guardato dietro di me, un’ultima volta, mentre passato il confine e ho provato paura” racconta Mohamed. “Mio padre voleva venire con me a salutarmi. Gli ho detto di no: i soldati turchi sparavano. Non capisci che cosa è l’esilio fino a quando non lo provi. Io voglio tornare in Siria, lì avevo qualcosa” dice con sofferenza. Mentre Suleiman, uno dei coinquilini, è di parere opposto: “Magari avessi avuto la possibilità di venire in Germania prima” sospira. “Certo i problemi ci sono – sottolinea – la lingua, le ore di scuola che non bastano, il fatto che non possiamo lavorare senza aver prima completato la scuola e l’Ausbildeng. Nessuno vuole vivere con i soldi dello stato!”. Ali, il terzo coinquilino, è il più piccolo, ha 21 anni, è taciturno. Quando parla dice solo che “in Siria non sono andato a scuola” e si scusa perché arranca un po’ nel parlare in arabo.
Il viaggio per tutti è stato uguale. Prima tappa in Turchia, a Izmir. “Il contrabbandiere ci ha fatti salire su un gommone” ricorda Mohamed mentre fuma una sigaretta. “Mi ha chiesto di guidarlo, perché loro non salgono mai sopra, affidano a un immigrato la navigazione. Gli ho detto di no: non volevo avere sulle mie spalle la responsabilità delle vite degli altri”. L’approdo in un’isola greca e, una volta sul suolo europeo, il lungo viaggio verso la Germania, spesso anche a piedi. “Io sono stato arrestato dalla polizia al confine fra Ungheria e Germania” interviene Ali. “Mi hanno messo in carcere una settimana”. Ora la Siria è dietro le loro spalle, ma non il ricordo. “Gli aerei – racconta Mohamed – avevano cominciato a bombardare il mio quartiere”. Poi comincia a parlare veloce, al presente: “Esco di casa. Corro verso quella di mio zio dove è caduta una bomba, stanno tutti bene. Salgo in macchina e via a Afrin: i miei genitori sono ancora lì. Un giorno con loro vale 100 anni di Germania“. E conclude, scandendo bene le parole: “Vorrei tornare”. L’autobus da Coblenza verso Milano–Lampugnano riparte. Quasi tutti i passeggeri sono italiani. Un bambino dice alla madre: “L’Italia è bella, ora andiamo al mare”. E questa risponde: “Sì, l’Italia è bella ma non c’è lavoro. Qui sì”.-

I cibi insospettabili che fanno

dimagrire e vivere più a lungo


Una ricerca coreana ha individuato proprietà benefiche e dimagranti nel formaggio svizzero e nella salsiccia inglese. Provare per credere.


20.09.2017
Pubblicato da www.libero.it 







Un’alimentazione sana e attività fisica costante sono gli ingredienti principali per restare in forma e vivere a lungo. Sulla tavola non devono mai mancare verdura e frutta, mentre grassi e zuccheri vanno limitati. Una recente ricerca, condotta dalla Korea University di Seoul e pubblicata sulla rivista Scientific Reports, ha riabilitato alcuni alimenti insospettabili, sottolineandone le proprietà benefiche.

Tra questi troviamo alcuni tipi di formaggio, in particolare il gruviera tipico della Svizzera. In esso si trovano delle sostanze probiotiche che secondo lo studio favoriscono la longevità: i batteri presenti nella fermentazione del formaggio coi buchi abbassano il livello di infiammazione e migliorare il sistema immunitario. I ricercatori hanno condotto degli esperimenti con i lombrichi ascaridi e sono convinti che gli stessi effetti si ottengono nel corpo umano.

Altro cibo, considerato normalmente grasso ma che per il team coreano ha caratteristiche positive, è la salsiccia tipica della colazione inglese, il black pudding. È un alimento ricco di magnesio, potassio, calcio e proteine, ma quasi privo di carboidrati. Dunque, ideale per chi segue una dieta dimagrante.

Si aggiunge alla lista dei superfood il riso, ideale per perdere peso e ritrovare la forma fisica. Gli esperti sottolineano l’effetto dimagrante del riso, dovuto tra l’altro al fatto che chi lo consuma abitualmente è portato a mangiare più frutta e verdura.

Nell’elenco dei cibi miracolosi si trovano le fragole e il mango, ricchi di fibre e vitamine.-

Tassa rifiuti:

si va verso nuove regole.


È illegittimo il regolamento comunale che fissa tariffe più alte per le utenze domestiche dei non residenti.






La sentenza n. 4223/2017 del Consiglio di Stato dichiara illegittimo il rincaro della tassa sui rifiuti per i cittadini che non risiedono nel Comune.
Più in particolare – spiega il sito delle piccole-media imprese pmi.it – il caso esaminato riguardava il Comune di Jesolo e, secondo il Consiglio di Stato: Un Comune non può “determinare le aliquote in libertà, generando irragionevoli o immotivate disparità tra categorie di superfici tassabili potenzialmente omogenee, giustificandole con argomenti estranei a tale specifico contesto. La discrezionalità dell’ente territoriale nell’assumere le determinazioni al riguardo – in particolare, nello stimare in astratto la capacità media di produzione di rifiuti cui la norma fa riferimento per tipologie – ha natura eminentemente tecnica, non politica. Come tale, si deve basare su una stima realistica in ragione della caratteristiche proprie di quel territorio comunale e se del caso della sua vocazione turistica: deve insomma concretamente rispettare, nell’esercizio di siffatta discrezionalità tecnica, il fondamentale e immanente principio di proporzionalità, incluse adeguatezza e necessarietà. Per modo che non ne risultino incongruenze o disparità medie nell’applicazione di questo particolare prelievo dalla eloquente connotazione di tassa: che la legge evidentemente vuole per categorie corrispondente alla realistica esigenza di approntamento del servizio riferita a quel territorio”.
Per questo motivo, applicando il principio di proporzionalità, non è possibile prevedere delle maggiorazioni fisse per i non residenti. I giudici spiegano infatti: “Mentre le ordinarie abitazioni civili dei residenti sono usualmente abitate nel corso dell’anno, le case utilizzate solo per le vacanze hanno una presenza antropica discontinua: la quale comporta, di conseguenza, una produzione media annua di rifiuti tendenzialmente inferiore rispetto alle prime. Il rammentato principio di proporzionalità, cui si deve conformare la discrezionalità tecnica amministrativa nell’individuazione delle aliquote fiscali, porta quindi a ritenere non legittimo un criterio di determinazione che risulti, all’atto pratico e a priori, più gravoso per le abitazioni dei non residenti rispetto a quelle di coloro che dimorano abitualmente nel Comune in questione”.-

mercoledì 20 settembre 2017

PREVENZIONE E SICUREZZA.


Rischio sismico, Santoro detta le nuove linee guida per gli edifici privati.




L’ingegnere Capo del Genio Civile ha esposto i punti chiave della propria direttiva, analizzando la grave situazione della città di Messina e della provincia: “Non banalizzare per sensibilizzare la cittadinanza”.


Mercoledì, 20. Settembre 2017 - 16:36
Scritto da: Antonio Caroè
Pubblicato da www.tempostretto.it 
 

Prevenzione, informazione, tolleranza zero per chi non rispetta le regole. Obiettivo principale: sicurezza per azzerare il rischio simsmico. Si è svolta questa mattina, presso i locali del Genio Civile, la conferenza presieduta dall’ingegner Capo Leonardo Santoro volta ad esporre la nuova direttiva in materia antisismica.

Alla presenza dei rappresentanti degli Ordini Professionali, delle istituzioni e della stampa, Santoro ha tracciato le linee guida da seguire per quanto concerne gli edifici privati, una direttiva che segue quelle emanate in precedenza sulle problematiche riguardanti i corsi d’acqua e sui rischi degli edifici pubblici.

I toni allarmistici sui recenti fatti di Città del Messico hanno di fatto introdotto la discussione, evidenziando la criticità sismica che accomuna il territorio peloritano e quello della capitale nordamericana, in cui la presenza di sabbia e limi nel suolo amplifica le onde sismiche e aumenta i pericoli di crolli.

Gli obiettivi della direttiva sono riassunti in quattro punti chiave:

1) Vietare la realizzazione di interventi impiantistico/funzionali che danneggiano le strutture rendendole vulnerabili al sisma;

2) Imporre limiti ad interventi invasivi sulle strutture esistenti;

3) Regolamentare la realizzazione di “opere minori” introducendo l’obbligo di progettazione strutturale antisismica per qualsivoglia manufatto soggetto all’azione dei terremoti;

4) Accelerare le procedure amministrative del “sisma-bonus” riavviando l’attività edile finalizzata alla prevenzione sismica ed alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente.

Gli Ordini Professionali, secondo Santoro, hanno il ruolo fondamentale di rendersi cerniera tra le istituzioni e la cittadinanza in materia antisismica, al fine di prevenire ed evitare errori apparentemente banali che in passato hanno scritto pagine nere della cronaca nazionale: l’Aquila, Marche, Umbria, Palermo, Giampilieri.

La direttiva comprende una serie di assoluti divieti su interventi “casalinghi” ed è stata trasmessa alla Procura della Repubblica di Messina, Barcellona Pozzo di Gotto e Patti, in quanto le segnalazioni di violazioni sono sempre più in aumento.

“Prevenzione” è la parola più gettonata dall’ingegner Capo del Genio Civile, pronto a verbalizzare queste eventuali opere minori, possibili oggetti di sanzioni da parte delle Procure.
Tra gli argomenti di discussione sulle opere invasive, quello delle sopraelevazioni abitative è stato più volte rimarcato, in quanto d’ora in avanti non sarà possibile soprelevare per più di un piano i nuovi edifici, mentre per quelli che già hanno superato questo limite non saranno permessi ulteriori abusi.
Santoro rappresenta senza mezzi termini la critica situazione in cui vertono molti plessi abitati della nostra città, “baraccopoli” con manufatti e tettoie poste in maniera sconsiderata e sempre più frequente, che aumentano i rischi delle nostre case, qualora dovesse presentarsi un nuovo fenomeno sismico: “Questi interventi minori vengono approvati dal Comune senza i dovuti calcoli statici ed è il momento di dire basta”.
D’ora in avanti sarà predisposto uno sportello, diretto dall’ingegner Sanfilippo, in cui dovranno essere presentati i calcoli statici per la realizzazione di qualunque manufatto in zona sismica, con il chiaro obiettivo di voler “cambiare marcia” in questa opera di prevenzione, con la garanzia di tempi brevi.

Ovvia conseguenza di questi passaggi sarà l’aumento dell’attività di progettazione e la necessità di affidarsi a nuovi materiali e tecniche innovative per la realizzazione degli edifici.

Lo Stato Italiano, concede incentivi fiscali fino all’85% (sisma-bonus) su interventi efficaci all’abbassamento del livello di rischio di un edificio ed il Genio Civile si impegnerà a diminuire le tempistiche delle procedure amministrative, per incentivare questi interventi che migliorino la sicurezza del fabbricato in questione e possano portare ad un passaggio di classe del rischio sismico sempre minore.-

Antonio Caroè

Tasse: stangata da 11 miliardi

in arrivo nel 2018.


Aumenteranno di 11 miliardi di euro le entrate nel 2018 e la spesa pubblica salirà di quasi 10 miliardi.





Nel 2018 il totale delle entrate nelle casse dello Stato sfiorerà quota 800 miliardi in salita dell’1,41% rispetto al 2017, mentre dalle finanze pubbliche usciranno 839 miliardi con un incremento dell’1,19%. Sul fronte delle imposte, si registrerà un aumento di 3,2 miliardi (+0,66%) dovuto a una salita del prelievo “indiretto” (Iva, in particolare) di 4,9 miliardi (+2,04%), a una crescita di 600 milioni di quello indiretto (+0,24%) e a una riduzione di 2,2 miliardi di altri balzelli (-44,10%).
Questi i dati principali dell’operazione fact checking realizzata dal Centro studi di Unimpresa sul Documento di economia e finanza approvato ad aprile e dalla prossima settimana oggetto di revisione con la Nota di aggiornamento che arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri, in vista della messa a punto della legge di bilancio.
Secondo l’analisi di Unimpresa, nel 2018 sono destinati a salire anche i versamenti allo Stato per contributi sociali e previdenziali: l’incremento, che produce effetti sul costo del lavoro per le imprese, sarà di oltre 3 miliardi. “E’ il governo tassa e spendi, i numeri dicono sempre la verità e smascherano le prese in giro, delle quali siamo ormai stufi”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci. -

Michael Schumacher,

le ultime notizie del 

20/09/2017.


La famiglia di Schumacher starebbe pensando di trasferire l'ex pilota in una clinica degli Stati Uniti, specializzata nei traumi cerebrali.







Si riaccende un barlume di speranza sulle condizioni di Michael Schumacher.
Stando a quanto riportato dal sito del magazine tedesco bravo.de, la famiglia starebbe valutando l’ipotesi di trasferire l’ex pilota dalla sua villa in Svizzera ad una clinica in Texas specializzata in traumi cerebrali. Ovviamente non ci sono conferme ufficiali su questa notizia visto che la famiglia vuole mantenere il massimo riserbo sulle condizioni di Schumi.
Schumacher, dopo l’incidente sulle nevi di Meribel nel dicembre 2013, i relativi danni cerebrali e il periodo trascorso in ospedale, è tornato a casa nel settembre del 2014 e da allora sta compiendo un lungo percorso di riabilitazione assistito da un’equipe medica specializzata.
Lo scorso 3 settembre, durante la festa per i 70 anni della Ferrari, Sergio Marchionne ha voluto ringraziare anche i piloti che hanno fatto la storia della Ferrari: “Voglio ringraziare i piloti della Scuderia, che nei decenni hanno saputo fare appassionare, gioire e soffrire generazioni di tifosi. Alcuni, molti di loro, sono qui con noi questa sera e vi chiedo di unirmi a me in un applauso per loro e anche per chi purtroppo non pu essere qui, ma che continua ad avere un posto in prima fila nel nostro cuore“. Chiaro anche il riferimento a Michael Schumacher che è ancora in fase di riabilitazione dopo l’incidente sugli sci del 29 dicembre 2013.
Lewis Hamilton ha raggiunto quota 69 pole position in carriera superando il record di Michael Schumacher. Il pilota inglese ha stabilito questo record durante le prove del Gp di Monza e poi ha parlato del campione tedesco: ”Battere Michael è qualcosa di incredibile. E’ un pilastro del nostro sport e i suoi numeri sono incredibili. Mi piacerebbe parlare con sua moglie e vedere come sono le cose, ma capisco la loro privacy. Col tempo si vedrà
Il mondo della F1 è sempre vicino a Schumi. Mick, il figlio di Michael Schumacher che ha intrapreso da tempo la carriera motoristica in formula 3, ha deciso di ricordare la prima delle 91 vittorie del padre, scendendo in pista, prima del Gp di Belgio di fine agosto, alla guida della Benetton B194 che fu appunto del grande Michael Schumacher. 25 anni fa infatti Schumi vinceva in Belgio. Era il 1992 quando il pilota tedesco portò a casa il primo titolo mondiale della sua carriera, anni dopo tante cose sono cambiate, ma nessuno ha mai dimenticato Schumacher.
A metà giugno è circolata sul web la notizia che Schumacher fosse uscito dal coma ma si trattava di una fake news, cioè di una notizia falsa. La notizia che risale al 2014 è stata rilanciata da qualcuno per errore, illudendo per qualche ora i tantissimi fans di Schumi.
Le condizioni attuali di Michael Schumacher sono sempre avvolte dal mistero.

Gerhard Berger, ex pilota austriaco della Ferrari e grande amico di Schumacher, è uno dei pochi a sapere le reali condizioni del campione in difficoltà.
Intervistato il 16 maggio 2017 da un’agenzia di stampa austriaca, l’ex pilota ha dichiarato di non aver ancora perso le speranze.
”Credo nel miracolo e spero tantissimo che presto potremo sentire notizie positive su Michael – sono state le parole di Berger -.




La speranza dell’austriaco è la stessa  di molti appassionati di Formula 1, quella di rivedere, prima o poi, Michael Schumacher di nuovo in piedi e sono state tante le iniziative a favore del campione in difficoltà.
Nessuno commento sulle condizioni del papà: “Voglio solo diventare campione del mondo di Formula 1, credo che non sia un desiderio insolito per un giovane pilota in questo momento non so cosa ci riserverà il futuro, poi vedremo”.
A fine febbraio era arrivata una brutta notizia per la famiglia Schumacher: la morte di Karl-Heinz Schumacher, il fratello del padre Rolf. Come riportato dal settimanale tedesco “Bunte”, l’uomo di 65 anni è deceduto a causa di una grave malattia: Michael stravedeva per lo zio e aveva trovato in lui un punto di riferimento importante agli inizi della sua carriera, Karl-Heinz aveva lavorato anche nella squadra karting del 7 volte campione del mondo.
Dopo il tragico incidente sugli sci del 2013, le condizioni di salute di Michael Schumacher sono state tenute in grande riservo. A questo proposito la famiglia Schumacher ha citato in giudizio il magazine ‘Bunde’ per un articolo in cui sosteneva che il 47enne campione tedesco potesse camminare.
L’avvocato della famiglia in un nota ha scritto che Schumacher ”non può camminare” , sottolineando la violazione delle leggi sulla privacy. Anche Sabine Kehm, portavoce storica dell’ex campione di F1, ha confermato questa posizione della famiglia Schumacher: “Purtroppo siamo stati costretti a chiarire che l’affermazione che Michael riusciva a muoversi di nuovo, non era vera. Tale speculazione è irresponsabile, la sua privacy è molto importante”.
Ad inizio febbraio Flavio Briatore è stato l’ultimo a parlare sulle condizioni di Schumacher. ”Sulle condizioni di Schumacher so solo quello che mi viene riferito da Jean Todt e Felipe Massa. Realmente non ci sono notizie, né buone né cattive, e questo non è positivo”. ha dichiarato l’ex manager di F1 a Sky.
Ad inizio gennaio l’ex manager di Michael Schumacher , Willi Weber, era tornato invece a criticare la famiglia del campione di Formula 1, chiedendo alla moglie Corinna e a chi gli sta vicino, di dire la verità riguardo il suo stato di salute.
Dopo l’incidente del 2013, la famiglia ha mantenuto il più stretto riserbo riguardo le condizioni del pilota, affermando che lo stesso Michael Schumacher aveva chiesto di rispettare la sua privacy. Willi Weber, che è stato sempre molto vicino a Michael Schumacher, ha chiesto alla portavoce della famiglia Sabine Kehm, di rompere il silenzio e svelare come sta davvero il campione: “Ho lottato per un po’ perché la famiglia Schumacher non vuole dire tutta la verità, ma mi scontro contro un muro, non ascoltano il mio consiglio”, ha rivelato durante un’intervista
All’inizio dell’anno due importanti sponsor, che da sempre erano legati a Michael Schumacher, hanno deciso di rompere il rapporto contrattuale con il sette volte campione del Mondo. La notizia viene riportata dal quotidiano portoghese ‘Maquino do Esporte’. Si tratta di due società: la Audemars Piguet (azienda di orologi di lusso) e la tedesca Hormann (azienda di infissi). In particolare l’azienda di orologi ha rimosso dalla collezione una linea dedicata al campione tedesco.
Lo scorso 3 gennaio 2017 Michael Schumacher ha compiuto 48 anni. La ricorrenza non è sfuggita all’ex pilota di Formula 1 che ha approfittato per definire il tedesco “un grande uomo”. Attraverso la Bild Hakkinen definisce Schumacher come una personalità incredibile e una grande persona e dice che sarebbe bellissimo se tutti potessimo rivederlo un giorno.
Nelle settimane scorse la famiglia di Schumacher aveva rotto il silenzio con un comunicato relativo alle numerose attività no profit basate sugli hashtag #keepfighting e #nevergive up che tanto seguito hanno su Twitter. Ecco alcuni passaggi del comunicato attraverso la moglie: “Vogliamo incoraggiare le persone a non mollare mai”. La manager Sabine Kehm spiega inoltre: “L’intenzione è quella di spinger gli altri a non mollare. E questo concetto deve valere non solo nel motorsport. In questo modo speriamo di trasformare un terribile evento, che affligge l’intera famiglia Schumacher, in qualcosa di positivo”. La Kehm ha tenuto a precisare che continueranno a non rilasciare dichiarazioni sulle condizioni di salute di Michael Schumacher per proteggere la sfera privata del campione iridato e della sua famiglia.
Il 47enne campione tedesco non sarebbe in grado di muoversi autonomamente nè di parlare, affidando la sua comunicazione al movimento degli occhi. Delle condizioni di Schumi s’era tornato a parlare anche lo scorso agosto, durante un’udienza del processo che vede la famiglia del pilota di Kerpen contro il settimanale tedesco ‘Bunte’.
Alcuni mesi prima ‘Bunte’ aveva sostenuto che, pur a fatica e solo con l’aiuto dei fisioterapisti, il campione di Kerpen fosse tornato a camminare e anche ad utilizzare un braccio. Ipotesi smentite dall’entourage di Michael, con Sabine Kehm, storica portavoce del pilota, che aveva definito ‘irresponsabili’ le parole del giornale e la famiglia che era passata alle vie legali con una querela.
Intanto, i fans e piloti continuano a dimostrare grande affetto per il campione tedesco, in particolare tramite migliaia di tweet con l’hashtag #Keepfightingmichael, con cui ogni giorno mandano a Schumi messaggi di incoraggiamento in tutte le lingue del mondo.
Per Felipe Massa, che ha corso il 27 novembre 2016 ad Abu Dhabi il suo ultimo Gran Premio, il ricordo di Michael Schumacher resta vivo come pilota ma soprattutto come amico. “Con Michael ci siamo divertiti molto, la maggior parte delle volte negli eventi di Madonna di Campiglio con la Ferrari. Facevamo le ‘ciambelle’ con le auto in mezzo alla neve e bevevamo vodka per scaldarci. Michael per me è stato un maestro, il mio idolo. Avevamo un rapporto incredibile e mai ne ho avuti altri simili in carriera”.
Mick Schumacher, figlio di Schumi, sta seguendo le orme del padre e starebbe per firmare un contratto con la Mercedes entrando ufficialmente nell’Academy delle Frecce d’Argento gestita da Toto Wolff. L’entrata nell’orbita Mercedes sarà sicuramente interessante per la sua carriera e probabilmente gli aprirà, nel giro di qualche stagione, anche le porte della Formula 1. -

Pistoia, molesta una

minorenne. Arrestato

un richiedente asilo.


L'arrestato l'ha afferrata palpeggiandola ripetutamente continuando a chiedere il suo nome.


Pubblicato da www.ilgiornale.it


Arresti domiciliari per un rifugiato accusato di atti sessuali con una minorenne, da lui molestata alla fermata di un autobus dopo l'uscita da scuola.



I carabinieri della stazione di Capostrada hanno arrestato in esecuzione di un'ordinanza applicativa degli arresti domiciliari, un cittadino pakistano, 35 anni, richiedente asilo politico, ospite di un centro di accoglienza per rifugiati a Pistoia. L'uomo era stato denunciato nel maggio scorso dai genitori di una ragazzina pistoiese, 13enne, la quale sarebbe stata aggredita nei pressi della scuola media che frequenta.
La ragazzina aveva raccontato ai genitori di essere stata seguita più volte nel maggio di questo anno da uno straniero che faceva lo stesso percorso in autobus da una frazione del capoluogo pistoiese, dove abita la famiglia della 13enne, al centro della città, dove vi è l'istituto scolastico. In quelle circostanze la ragazza sarebbe stata impaurita e infastidita dall'atteggiamento dell'uomo che continuava a fissarla, pur non rivolgendole la parola, sedendosi sempre vicino a lei e cambiando di posto per esserle sempre vicino, quando la ragazza tentava di sottrarsi alle sue attenzioni.
Verso la fine di maggio è avvenuto l'episodio che ha portato alla denuncia del cittadino pakistano. La ragazza dopo l'uscita da scuola nel tragitto che la separava dalla fermata dell'autobus sarebbe stata seguita per l'ennesima volta dall'uomo che le avrebbe chiesto il suo nome e il numero di telefono. Poiché la giovane non avrebbe risposto allungando il passo per raggiungere la fermata, l'arrestato l'avrebbe afferrata palpeggiandola ripetutamente continuando a chiedere il suo nome. L'aggressione si sarebbe interrotta anche per la presenza di un'amica della vittima e l'uomo avrebbe desistito andando a prendere lo stesso autobus della vittima. L'identificazione dell'arrestato è stata possibile anche grazie ad alcune foto che la vittima gli ha scattato in alcune circostanze antecedenti all'aggressione. L'uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari nella stessa struttura che lo ospita.-